La questione politica sulla limitazione delle importazioni di auto ibride cinesi in Europa va avanti. Dopo l’intesa annunciata da Bruxelles e Pechino, arrivano ora le prime cifre su come potrebbe funzionare questo limite alle ibride cinesi. L’Unione Europea fisserebbe un tetto di 350.000 ibridi cinesi all’anno a partire da dicembre. Ma oltre a questo c’è un altro elemento particolarmente interessante. Se per Bruxelles si tratta di un limite, Pechino ha dato dello stesso accordo una lettura molto diversa.
Un tetto da 350.000 auto
Il limite sarebbe di 350.000 ibridi cinesi nel primo anno e crescerebbe del 6% annuo dal secondo, per una durata di quattro anni e con un possibile avvio dal 1° dicembre. Nel secondo anno la soglia salirebbe a circa 371.000 unità, per un totale di circa 1,5 milioni di auto nei quattro anni. Formalmente la misura riguarderebbe le importazioni di ibride da tutti i Paesi, quindi non solo quelle cinesi. È un passaggio doveroso per rispettare il divieto di discriminazione dell’Organizzazione mondiale del commercio.
I due punti di vista
L’aspetto forse più curioso è quello della valutazione della stessa misura. Lo stesso numero, infatti, viene letto in due modi opposti. Il ministero del Commercio cinese, rispondendo a una domanda sulle speculazioni dei media stranieri, ha parlato lunedì di «un’intesa al rialzo» costruita sul 2025, anno in cui l’UE ha importato 302.000 ibridi dalla Cina, contro i 107.000 del 2024 secondo le statistiche europee citate da Pechino. Un’intesa che, ha spiegato un portavoce, garantisce «spazio per l’export e crescita stabile» alle aziende cinesi. Con 350.000 unità il primo anno sarebbe il 15,9% sopra le spedizioni cinesi del 2025.
A Bruxelles il conto è un altro. Maroš Šefčovič, commissario europeo al Commercio e alla sicurezza economica, ha detto venerdì a Pechino che l’intesa «apre la prospettiva di tagliare le esportazioni cinesi di oltre la metà», con l’obiettivo di ridurre di diversi milioni di auto le vendite verso l’UE nell’arco di quattro anni. Il termine di paragone, secondo i resoconti del briefing della Commissione a Pechino, non sono le spedizioni attuali ma le importazioni previste se non si intervenisse.
Il giorno prima Bloomberg aveva riferito, citando una persona informata sui colloqui, che Šefčovič aveva detto ai funzionari che le misure avrebbero portato le importazioni di ibride cinesi a circa 400.000 l’anno, rispetto alle circa 800.000 attese nel 2026. Il tetto di 350.000 corrisponderebbe al 43,8% di quella stima, quindi a un taglio superiore alla metà, anche se resta da capire come l’obiettivo di circa 400.000 si concili con la soglia indicata nel documento. Nessuna delle due parti ha chiarito se le EREV rientrino nel compito delle ibride oggetto dell’intesa, come la quota verrebbe divisa tra le aziende, né se contino anche le auto costruite in Cina da marchi non cinesi. Šefčovič ha spiegato che prima di illustrare come funzionerebbe la riduzione gli serve l’avallo dei leader europei, che discuteranno l’intesa al Consiglio europeo di Bruxelles del 15 e 16 ottobre.
FONTE: Bloomberg – Electric Vehicle News
Resta aggiornato
Scegli come vuoi seguirci: aggiornamenti in tempo reale su Telegram, oppure dai priorità a MotorBox nei risultati di Google.
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.



