Dagli addosso - capitolo cento. Le auto ibride plug-in (PHEV) vengono spesso considerate una soluzione ideale di transizione tra motori termici ed elettrici.
Tuttavia (ti sembra di ascoltare un disco rotto?) la loro reale efficacia dipende fortemente da come vengono utilizzate. In particolare, dalla frequenza di ricarica.
L'altro giorno si parlava delle differenze concettuali tra elettriche pure e plug-in hybrid: oggi invece ci va di tornare in tema plug-in hybrid vs full hybrid. Quale scegliere?
Appoggiamoci agli esperti. Uno studio condotto da Transport Policy in Cina su 500 PHEV ha analizzato il comportamento delle vetture in due condizioni principali:
Modalità Charge-Depleting (CD): la batteria viene utilizzata attivamente, con maggiore uso dell’elettrico;
Modalità Charge-Sustaining (CS): la batteria è scarica e il motore termico lavora quasi sempre.

Riassumendo all'osso il dato chiave: quando la ricarica è sporadica o assente, le emissioni aumentano sensibilmente. E più precisamente:
| Emissioni senza ricarica | |
|---|---|
| Ossidi di azoto (NOx) | +62% |
| Idrocarburi | +70% |
| CO₂ | +46% |
Eh già, in modalità CS una PHEV risulta più pesante e meno efficiente rispetto a un’ibrida tradizionale, perché trasporta batterie inutilizzate che costringono il motore termico a lavorare di più. E l'auto, a consumare di più, inquinare di più, soffrire di più.
Non lo scopriamo certo oggi, tuttavia ora aggiugiamo utile documentazione all'argomento.
Repetita iuvant: le ibride plug-in offrono vantaggi concreti solo se ricaricate regolarmente. In caso contrario, possono consumare e inquinare più di quanto ci si aspetti, rendendo una full hybrid una scelta più sensata per chi (forse, la maggioranza) non ha accesso frequente a una presa di corrente.



