Conti solidi, nonostante il vento contrario della Cina. Il bilancio 2025 di BMWsi chiude con risultati sostanzialmente stabili e margini difesi, segno di una strategia industriale che continua a funzionare, anche in un contesto complicato per l’auto globale.
Le cifre chiave: nel 2025 il Gruppo (BMW Motorrad e Rolls Royce incluse) registra ricavi per 133,5 miliardi di euro (-6,3%), con utile ante imposte sopra i 10,2 miliardi e utile netto a 7,45 miliardi (-3%).

Il margine EBT resta al 7,7%, lo stesso del 2024, mentre il dividendo proposto sale a 4,40 euro per azione. Sul fronte commerciale, le consegne globali sono rimaste sostanzialmente stabili a 2,46 milioni di veicoli (+0,5%), con una crescita delle elettriche: 442 mila BEV e 642 mila auto elettrificate complessive.
Il vero problema resta la Cina, dove le vendite sono scese del -12,5% a circa 626 mila unità, riflesso della guerra dei prezzi e del rafforzamento dei Costruttori locali. Una frenata che ha pesato sui ricavi, ma che BMW è riuscita a compensare con buone performance altrove: Europa +7,3%, Americhe +5,6%.
Ed è proprio negli Stati Uniti, che si trova una delle chiavi della resilienza dei conti.
BMW è il primo esportatore di auto dagli USA per valore, grazie soprattutto allo stabilimento di Spartanburg, il più grande al mondo per il Gruppo. Una base industriale che gli consente di produrre localmente gran parte dei SUV destinati al mercato americano, quindi di attenuare l’impatto dei dazi e delle tensioni commerciali.

In altre parole, mentre il rallentamento cinese mette pressione ai Costruttori europei, BMW può contare su una impronta produttiva globale più equilibrata. Il risultato è che i conti restano in ordine anche in un anno difficile: meno crescita, ma margini difesi e cassa sufficiente per dividendi e buyback.
Una dimostrazione di come, nell’industria dell’auto sempre più geopolitica, la geografia delle fabbricheconti quasi quanto quella delle vendite. E nel caso di BMW, una buona parte della risposta arriva da oltre Atlantico.




