Circola la voce che il settore auto potrebbe ritrovarsi nel 2026 a fare i conti con una nuova ondata di scarsita di semiconduttori. Ci risiamo?
La crisi, stavolta, non sarebbe legata a lockdown e supply-chain impazzite, né a tensioni geopolitiche, come il più recente caso Nexperia.
Qual è il fenomeno hi-tech del momento? Hai detto AI? Hai detto giusto. La crisi, sarebbe quindi dovuta a Intelligenze Artificiali ''affamate'' di memoria (oltre che di energia).

Secondo diversi osservatori del mercato, dalla Silicon Valley a Seul, i produttori di DRAM e chip di memoria stanno riallocando capacità produttiva verso clienti ad alto margine - leggasi: data center e AI server -, lasciando il comparto automotive in seconda fila.
Da svariate fonti, si legge come i prezzi dei chip automobilistici siano già aumentati in modo significativo. E che nei prossimi mesi, la pressione potrebbe intensificarsi ulteriormente.
La conferma arriva anche da dirigenti delle Case automobilistiche, Ford in modo particolare, che segnalano crescenti pressioni sui costi per componenti chiave dovute alla scarsità di memoria.
Al momento, pare, le scorte consentono di tamponare, ma l’allarme cresce: se le forniture non si stabilizzeranno, già nella seconda metà del 2026 produzione e consegne potrebbero risentirne.

La differenza sostanziale rispetto alla crisi dei chip del 2020-22 è dunque quella che non sarà un virus a fermare le linee, bensì le pragmatiche decisioni economiche di TSMC, Samsung & co., che preferiscono mandare silicio nelle AI, piuttosto che nei sistemi di infotainment o negli ADAS auto.
Insomma, mentre i Costruttori cercano di blindare contratti su contratti, l’industria rischia un déjà-vu da incubo: meno chip, prezzi su, qualche stop di produzione. Riparliamone tra qualche mese.



