Ci sono imprese che nascono per battere record. Altre, per finire dritte dritte in un documentario Netflix.
E poi ci sono quelle pensate per farci chiedere: ma serviva davvero?
Il nuovo stunt di Red Bull con Dario Costa appartiene alla terza categoria, quella più nobile: l’inutile necessario, l’epica gratuita. La follia che, però, ci riguarda da vicino.
Perché dentro questa storia di un aereo che atterra su un treno in corsa a 120 km/h - sì, hai letto bene - c’è Rimac. E quando c’è Rimac, non possiamo più fare finta di niente.

Come un treno in corsa
15 febbraio 2026, Afyonkarahisar, Turchia. Dario Costa, pilota Red Bull e collezionista di imprese che nessuno gli aveva chiesto (è tutta invidia), decide di diventare il primo essere umano a far posare un aereo su un treno in corsa.
Non un modellino, non un drone: un aereo vero, con lui dentro.
Il tutto su un binario lungo 2,5 km, con una finestra operativa di 50 secondi, una velocità d’approccio di 87 km/h (praticamente lo stallo), turbolenze da frullatore industriale e un bersaglio che, letteralmente, scappa via.
Un’idea brillante, se il tuo obiettivo è far impallidire Tom Cruise.
E qui entra in scena Rimac
Per prepararsi a questa follia, Costa aveva bisogno di un riferimento mobile, veloce, stabile e preciso. Tradotto: un treno non ce l’avevano. Una Rimac Nevera sì.
Anzi, due: la Nevera R e la Nevera “normale”, che normale non è mai stata. Quindi le hypercar croate sono state usate come moving reference platform, ovvero come bersaglio su ruote per simulare l’atterraggio.
In pratica: Costa inseguiva una Nevera a velocità da decollo, cercando di allinearsi a un oggetto che accelera più forte di qualunque cosa abbia una targa. Se non è amore tra mondi, questo.
Perché proprio Rimac? Perché quando ti serve un’auto che:
accelera più di un caccia,
tiene la velocità come un treno giapponese,
e rimane stabile come un tavolo da biliardo,
…non vai a cercare una station wagon turbodiesel.
Vai da Mate Rimac, che infatti gongola: “Quando spingi nell’ignoto, ti servono strumenti all’altezza dell’ambizione”. Traduzione: se devi fare una cosa assurda, chiamaci.
La parte più surreale? Rimac non si è limitata a prestare le hypercar. Ha costruito anche il sedile dell’aereo di Costa. Un sedile su misura, modellato sul corpo del pilota come una tuta da supereroe, progettato per ridurre la fatica e aumentare la precisione nei micro-movimenti.
È la prima volta che un livello simile di ergonomia da hypercar finisce dentro un aereo da gara. E sì, fa un po’ ridere che l’azienda famosa per fare auto elettriche da 1.900 CV ora ottimizzi anche le chiappe dei piloti.

Perché MotorBox ne parla
Perché questa storia è un perfetto esempio di come l’automotive non sia mai stato confinato all’automotive.
E di come le hypercar non siano solo oggetti da poster: sono strumenti di ricerca, piattaforme di test, laboratori su ruote. E Rimac, piaccia o no, è una delle aziende che più sta ridefinendo cosa può essere un’auto ad alte prestazioni.

Se oggi una Nevera serve per allenare un pilota a far atterrare un aereo su un treno, domani potrebbe servire per qualcosa di ancora più folle.
E noi, da bravi malati di motori, quando succede vorremmo essere in prima fila.












