Se sei cresciuto a pane e cinema d'azione francese, la sequenza finale del primo Taxi (1998) ti è sicuramente rimasta impressa. Parlo di quella folle corsa sul ponte incompleto tra la Peugeot 406 bianca di Daniel e le Mercedes W124 della banda di rapinatori tedeschi. Un pezzo di storia del cult ideato da Luc Besson che oggi torna al centro dell'attenzione grazie a un meticoloso lavoro di modellismo ed effetti pratici.

L'artigianato digitale e la stampa 3D
Dietro a questa riproduzione c'è il modellista e regista Richard Michel, affiancato dalla sua troupe composta da Nicolas Gontcha e Romain Garnier, con la collaborazione di Robin Danos e Olivier Servières per la rimozione dei cavi in post-produzione. Nessuna immagine artificiale in grafica computerizzata: qui si parla di lavoro manuale e ingegno.
Le sezioni del viadotto, i piloni in cemento e le barriere di sicurezza sono state stampate in 3D, curando ogni singolo dettaglio per replicare fedelmente le proporzioni e l'aspetto delle infrastrutture stradali del viadotto di Ventabren (in Francia) dove all'epoca furono girate le riprese del film e dove oggi transitano i treni ad alta velocità.
Dalla scala ridotta al grande schermo: la tecnica dietro l'illusione
Riprodurre un inseguimento cinematografico con i modellini richiede una precisione chirurgica nella scelta delle ottiche, nell'angolazione delle inquadrature e nella gestione della luce naturale. Il dietro le quinte mostra chiaramente l'uso di reflex digitali con teleobiettivi per comprimere gli spazi e restituire un senso di realismo sorprendente.
Le auto – fedeli repliche in scala della Peugeot 406 con kit estetico e delle Mercedes W124 danneggiate negli scontri precedenti – vengono mosse manualmente, sfruttando trucchi di prospettiva che ingannano l'occhio. Il risultato finale è un omaggio tecnico che sa di altri tempi e che dimostra quanto la passione artigianale possa competere con la CGI moderna. Si o no?
Resta aggiornato
Scegli come vuoi seguirci: aggiornamenti in tempo reale su Telegram, oppure dai priorità a MotorBox nei risultati di Google.
Giornalista dal ’97, nella sua carriera Emanuele si è occupato di motori a 360 gradi, svolgendo anche il ruolo di tecnico e pilota collaudatore per Maserati e Alfa Romeo. Di MotorBox è l’anziano, il riferimento per tutti e non solo mentre siede alla scrivania: se un collega sta poltrendo, se ne accorge anche mentre è impegnato in una prova in pista a centinaia di chilometri. Ama le auto ma adora le moto, e in fatto di tecnologia è sempre un passo avanti. Proprio come a tavola: quantità e qualità.



