Negli ultimi cinque anni Renault ha riportato in vita alcuni dei suoi modelli più iconici. Alcuni sono diventati auto di serie, come la R5 E-Tech, la R4 E-Tech Electric e la Twingo elettrica. Altri sono rimasti esercizi di stile, come la R17 elettrica firmata con Ora Ito o la 5 Turbo 3E. Ora si aggiunge la Renault 8 Gordini Concept, un progetto che il marchio francese presenta come un esemplare unico. Si tratta di una coupé a due posti con motore elettrico posteriore da 270 CV (199 kW) e trazione posteriore. Sarà esposta al Salone di Parigi dal 12 al 18 ottobre e poi entrerà nel museo Renault Collections di Flins.
L’origine del progetto

Il concept è nato da un concorso interno a Renault Design. Alexandre Malval, vicepresidente del Design, lo definisce un esercizio di stile che vuole suscitare emozioni e ispirare gli appassionati. Precisa che non si tratta di nostalgia, ma di passione per le automobili. Sulle proporzioni (misura 4,12 metri di lunghezza, 1,88 di larghezza e 1,27 di altezza, e i cerchi da 19” davanti e da 20” dietro) spiega che l’originale era quasi simmetrico da davanti a dietro, mentre qui le ruote posteriori più grandi creano uno slancio ottico e alludono alla trazione posteriore, marchio della R8. L’approccio è quello del café racer, la moda motociclistica che toglie il superfluo e mette in mostra materiali e meccanica. Renault lo aveva già seguito con la 5 Turbo 3E.

La R8 Gordini nasce nel 1964 con 95 CV (70 kW) e trazione posteriore. Era la versione sportiva di una berlina di serie e, secondo Renault, portò le prestazioni a un’intera generazione di guidatori una decina d’anni prima della GTI. Fu anche una scuola di guida per piloti come Jean Ragnotti, perché era efficiente ma esigente.
Blu di Francia e doppia striscia

Il colore della carrozzeria si ispira al Bleu de France dell’originale, ma usa una stesura a tre strati che unisce perla e legante tinto di blu. Thomas Altet, responsabile colori e materiali, spiega che alla luce il blu storico compare ai bordi e fa risaltare le linee della carrozzeria.
Le due strisce bianche Gordini, un tempo decorazione, diventano parte della struttura del disegno e proseguono dall’esterno fin sopra la plancia, dove il bianco passa al blu. Kévin Goncalves, che ha firmato gli esterni, le definisce elementi strutturali e non semplici strisce sulla superficie. I passaruota angolari sono ripresi dall’originale e rafforzano le linee della coda. Davanti non c’è la calandra e i sei fari tondi sono integrati nella carrozzeria. La griglia sotto il parabrezza si estende per tutta la larghezza del cofano, gli specchietti hanno forma di conchiglia e sul posteriore ci sono griglie di ventilazione. La scritta Gordini è ridisegnata con le strisce dell’emblema originale e il logo «8» è composto da otto segmenti.
Gli interni orientati all’essenziale

La plancia attraversa tutta la larghezza dell’abitacolo. Gli strumenti tondi digitali sembrano fluttuare su una barra di alluminio spazzolato, che riprende il disegno tridimensionale dei fari. Stéphane Maiore, responsabile del design degli interni, spiega che lo strumento metallico dell’originale, con i quadranti tondi, è stato disposto in orizzontale. Tutto l’abitacolo si trova sotto una linea di cintura fluida che lascia la visibilità libera.

L’alluminio sostituisce la plastica in molte zone. Ci sono poi Alcantara, cuciture sulle portiere che evocano i cordoli di un tracciato, un’illuminazione indiretta sotto la plancia e un puntino rosso sul pulsante del cronometro. Nessun carbonio. I sedili richiamano quelli piatti dell’originale, senza poggiatesta: al centro di seduta e schienale un cordino blu spicca sul nero. Un emblema omaggia Amédée Gordini. Robin Biondi, tra i designer degli interni, racconta di aver ridotto al minimo il numero di componenti, pensati come parte sia della struttura sia della finitura.
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.




