Il Goodwood Festival of Speed non è solo la manifestazione nelle quale presentare nuovi modelli, concept, anteprime e per registrare record. Per McLaren ha un valore particolare. Qui, infatti, il 2 giugno 1970 Bruce McLaren morì in un incidente durante i test della M6GT. Ora, sullo stesso circuito di Goodwood, McLaren Special Operations (MSO) porterà la sua ricostruzione fedele della M6GT, l'auto che Bruce usava come mezzo personale per raggiungere riunioni e gare mentre lavorava alla sua visione di una sportiva stradale. L'esemplare, unico al mondo, sarà esposto a partire dal 10 luglio.
La storia della McLaren M6GT

La M6GT nasce direttamente dalla M6A, la macchina da corsa con cui McLaren dominò il campionato Can-Am tra il 1967 e il 1969. Bruce McLaren prese lo stesso telaio, ci costruì attorno una carrozzeria chiusa e ne fece la sua auto di tutti i giorni. Il risultato fu un’auto che anticipava, nella sostanza, quello che la McLaren F1 avrebbe realizzato venticinque anni dopo: porte con apertura ad ali di farfalla, silhouette aerodinamica, motore ad alte prestazioni, peso ridotto al minimo. La produzione in serie non arrivò mai. Bruce McLaren morì prima di vedere il progetto completato e con lui si spense anche quel progetto.
La ricostruzione di MSO

McLaren Special Operations ha ricostruito la M6GT attingendo agli archivi della casa automobilistica. Il telaio appartiene a una vera M6A da corsa, verificato contro i veicoli di riferimento storici McLaren. La carrozzeria è stata realizzata con gli stampi originali ritrovati nel Regno Unito e gli stampi stessi portavano tracce di modifiche fatte all'epoca, una sorta di diario silenzioso dell'evoluzione del progetto.
Ogni elemento strutturale non visibile (rollbar, telaio posteriore, rinforzi interni, impianto elettrico) è stato fabbricato a mano. Le sospensioni montano la componentistica originale della M6GT, meticolosamente restaurata e rimontata con cuscinetti a misure imperiali, uno standard non più in produzione. Anche i rivetti in alluminio a testa bombata sono fedeli all'originale come tipologia, installati da artigiani di provenienza aerospaziale.

Il motore è lo small-block V8 dell'epoca, con le caratteristiche testine «camel hump» previste dalla specifica originale. All'interno, il pomello del cambio è un pezzo tornito a mano in noce massiccio. I sedili sono rivestiti in vinile con cuciture termosaldate in tono verde, un richiamo alle livree da corsa McLaren degli anni Sessanta.
La M6GT è in «Colnbrook White», un bianco crema la cui denominazione rende omaggio alla fabbrica dove Bruce McLaren sviluppò il suo progetto stradale, sotto la rotta di avvicinamento a Heathrow (chiamata allora “London Airport”) perché Bruce voleva restare vicino alle piste senza perdere un minuto negli spostamenti. Lo schema bianco con interni verdi richiama la livrea della M2B del 1966, la prima monoposto Formula 1 di McLaren. La stessa combinazione cromatica che il team di Formula 1 ha riproposto recentemente a Silverstone per il Gran Premio di Gran Bretagna.
La partecipazione a Goodwood

Attorno alla M6GT, il McLaren House al Festival of Speed raccoglie una selezione che copre sei decenni di storia: dalla M8A Can-Am del 1968 all'Austin 7 Ulster con cui Bruce mosse i primi passi nel motorsport, passando per la McLaren F1 GTR, la W1 e le Artura e 750S in allestimento MSO. A Goodwood debutterà anche pubblicamente la MCL-HY, il prototipo LMDh con cui McLaren Racing tornerà alla 24 Ore di Le Mans nel 2027, affiancato dalla versione clienti MCL-HY GTR.
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.




