Il caso Polestar potrebbe avere conseguenze e mietere altre vittime. La stretta degli Stati Uniti sulla tecnologia cinese nelle auto connesse, infatti, potrebbe avere un effetto più ampio del previsto, coinvolgendo anche un costruttore europeo come Mercedes-Benz. Un mese fa Polestar è stata esclusa dal mercato americano proprio per la sua proprietà cinese (il gruppo Geely), nonostante l'auto incriminata, la Polestar 3, venga assemblata negli stessi Stati Uniti.
Quella vicenda, come detto, potrebbe non essere del tutto chiusa. Nuovi sviluppi sono infatti all’orizzonte. Un disegno di legge bipartisan presentato al Senato americano rischia di allargare il fronte, introducendo limiti alla vendita di veicoli connessi prodotti da aziende con una quota significativa di proprietà cinese.
Tra queste c’è Mercedes-Benz, che vede tra i propri azionisti il gruppo cinese BAIC e il presidente di Geely Li Shufu. Per questo starebbe facendo pressione sui legislatori per modificare la soglia prevista dalla norma o introdurre valutazioni basate sul reale controllo operativo dell'azienda.
Una soglia che Mercedes supera di poco
Circa il 20% di Mercedes-Benz è di proprietà di soggetti cinesi, una quota divisa quasi equamente tra il produttore statale BAIC e il presidente di Geely Li Shufu, che detiene un'altra quota tramite una società di investimento. Mercedes-Benz ha spiegato che nessuno dei due azionisti supera individualmente il 10%, né dispone di rappresentanza nel consiglio di amministrazione o di un'influenza operativa sulle decisioni aziendali. La casa automobilistica tedesca starebbe chiedendo ai legislatori USA di alzare la soglia consentita al 25% (allineandola al limite proposto per i fornitori di componenti e software connessi) oppure di sostituire i limiti basati sulle azioni con verifiche di sicurezza federali mirate, che valutino il controllo operativo effettivo.
Le ragioni dei promotori della legge
La senatrice Slotkin ha spiegato che il disegno di legge nasce dalla convinzione che i veicoli cinesi dotati di software connesso rappresentino una sorta di cavallo di Troia per sorvegliare i cittadini statunitensi, sostenendo anche che la Cina avvantaggi ingiustamente i propri costruttori attraverso ingenti sussidi statali. Tra gli obiettivi di questa misura c’è anche quello di rendere permanente per legge un divieto già imposto in via amministrativa dal Dipartimento del Commercio, in modo che non possa essere revocato da una futura amministrazione.
Mercedes-Benz non è l'unico costruttore europeo potenzialmente coinvolto in questa vicenda. Anche Volvo, per esempio, che è controllata a maggioranza dal gruppo cinese Geely, avrebbe già ottenuto un'autorizzazione federale specifica che le permette di continuare a vendere veicoli connessi negli Stati Uniti nonostante la propria struttura proprietaria. Il caso di Volvo è il precedente che Mercedes cita a sostegno della propria richiesta di un trattamento simile. In attesa di sviluppi della vicenda (l’iter per l’eventuale approvazione della legge è ancora molto lungo) è utile ricordare che il mercato statunitense resta strategicamente rilevante sia per Mercedes-Benz sia per Volvo. Mercedes ha venduto 303.200 automobili e 12.400 furgoni nell'ultimo anno, mentre Volvo ne ha venduti 121.600. Non è poi da escludere che un’eventuale ratifica di questa misura possa avere ripercussioni anche al di fuori dei confini statunitensi.
FONTE: Bloomberg
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.



