In Florida, terra di coccodrilli, pick-up, sogni infranti e adesso pure leggi severissime, scopriamo c’è un uomo che ha deciso di affrontare la crisi del settore auto (e la sua) con l’unica arma che gli è rimasta: il diaframma.
Si chiama Andrew Hiers, 38 anni, tenore di formazione classica, e da qualche mese ha appeso il frac al chiodo per indossare la polo da venditore alla Boniface Hiers Chrysler Dodge Jeep Ram (no, non è suo cugino).
Quando i cachet hanno iniziato a evaporare più velocemente di un V8 al minimo, Hiers ha fatto quello che ogni artista farebbe davanti al baratro: ha aperto il suo profilo social. E lì, invece di offrirti un caffè tiepido e un preventivo da tachicardia, ti canta “Nessun Dorma” davanti a una Corvette usata.
Risultato: milioni di visualizzazioni, zero Corvette vendute (gliel’ha soffiata un collega meno intonato, ma più svelto).
Non pago, il nostro Luciano Carvarotti rilancia con “Una furtiva lagrima”, perfetta colonna sonora per chi scopre che la permuta vale la metà di quanto sperava.
E così via: ogni auto un’aria, ogni aria un appello disperato a “chiedere di Andrew” quando passi in concessionaria. Peccato che, stando al Washington Post, finora abbia venduto… una macchina. Una. Singola. Unità.
Ma Hiers non molla: dice che vendere auto e vendere sé stessi, in fondo, è la stessa cosa. Marketing, presenza scenica, fiato lungo. Solo che nel secondo caso il pubblico applaude, nel primo firma un finanziamento a 84 mesi.
Morale della favola? Il capitalismo non ama l’opera, e nemmeno i concessionari. Le piattaforme si arricchiscono, i creatori no e il cliente medio continua a vivere la concessionaria come un girone dantesco. Anche se ad accoglierlo c’è un tenore che ti canta Puccini tra un Wrangler e un Grand Cherokee.
Fonti: The Drive, The Washington Post
Infaticabile mulo da tastiera, Lorenzo mette al servizio della redazione la sua esperienza nel giornalismo “analogico” (anni di gavetta nei quotidiani locali) e soprattutto la sua visione romantica dell’automobile, mezzo meccanico ma soprattutto strumento di libertà e conquista straordinaria dell’umanità. Il suo forte accento parmigiano è oggetto di affettuosa derisione ogni volta che apre bocca (e anche per questo preferisce scrivere piuttosto che apparire in video). Penna di rara eleganza, ama le coupé, un po’ meno i Suv coupé. Ogni volta che sale a Milano, si perde.



