Il concetto di monovolume potrebbe essere molto più vecchio di quello che ricordi. Non nasce infatti negli anni Ottanta, ma nel 1956, con quel piccolo miracolo di ingegneria e razionalità che era la Fiat 600 Multipla firmata da Dante Giacosa.
Oggi, a settant'anni da quel debutto, l’Heritage Hub di Torino ha deciso di dedicarle una mostra specifica, intitolata significativamente Monovolume.
Se ti trovi a passare dalle parti di via Plava tra il 19 maggio e il 30 giugno 2026, è un’occasione interessante per vedere da vicino come si riusciva a far stare sei persone in appena tre metri e mezzo di auto.

Lo spazio che vince sulla meccanica
In un’epoca in cui le auto erano ancora ''carrozze col motore davanti'', la Multipla ribaltò completamente la prospettiva.
Come spiega spesso Roberto Giolito (papà della Multipla moderna e oggi a capo dell'Heritage), questo modello è stato il punto di rottura: il posto guida venne avanzato fin sopra l’asse anteriore, eliminando il muso e recuperando ogni centimetro utile per l’abitacolo.
Pensa che, pur condividendo la meccanica della 600 berlina, la Multipla offriva una versatilità allora sconosciuta: potevi scegliere la versione a 4-5 posti (capace di trasformarsi in cuccetta per due persone) o quella a 6 posti con sedili ribaltabili, che una volta abbattuti creavano un piano di carico piatto da quasi due metri quadrati. Non male per una city-car ante litteram.

Cosa troverai in mostra
L’esposizione allestita all’interno dell’ex Officina 81 di Mirafiori non è solo una parata di auto d’epoca, ma un percorso tecnico e culturale. Ecco i pezzi che dovresti tenere d’occhio:
Il Master Model in mogano: rarissimo modello in legno utilizzato all’epoca per verificare le misure della carrozzeria e la qualità degli stampi. È il punto di partenza fisico del progetto.
La versione dei Carabinieri: un esemplare della collezione storica dell’Arma che ricorda come la Multipla sia stata, per anni, un pilastro dell'ordine pubblico e del servizio pubblico (indimenticabili i taxi bicolore verde e nero).
La Globetrotter: questa è la vera sorpresa della mostra, un esemplare privato che, dopo una vita passata a fare il taxi, è stato restaurato per affrontare spedizioni ai limiti dell'impossibile. Le sue imprese? Ha percorso le rotte di Marco Polo, è arrivata due volte a Capo Nord e ha attraversato la Transiberiana in pieno inverno, da Mosca a Vladivostok.

Un po' di tecnica (senza esagerare)
Sotto la carrozzeria, la Multipla era tanto semplice quanto geniale. Se la prima serie montava il 633 cm³ da 22 CV, la successiva 600 D Multipla del 1960 passò al 767 cm³ da 29 CV. Non erano numeri da pista — la velocità massima toccava i 105 km/h — ma la vera raffinatezza stava nell'avantreno derivato dalla Fiat 1100, scelto per gestire il peso extra e garantire una tenuta di strada sicura anche a pieno carico.

Come visitarle la mostra
Se vuoi andare a vedere la mostra, ricordati che l'Heritage Hub è aperto tutti i giorni tranne il lunedì. Puoi scegliere tra la visita libera durante la settimana o quella guidata nel weekend, ma in entrambi i casi il biglietto si compra online sul sito ufficiale.
È un modo per riscoprire un pezzo di storia torinese che, a guardarlo bene, ha ancora molto da insegnare su come si progetta un’auto attorno alle persone e non solo attorno a un motore.
Giornalista dal ’97, nella sua carriera Emanuele si è occupato di motori a 360 gradi, svolgendo anche il ruolo di tecnico e pilota collaudatore per Maserati e Alfa Romeo. Di MotorBox è l’anziano, il riferimento per tutti e non solo mentre siede alla scrivania: se un collega sta poltrendo, se ne accorge anche mentre è impegnato in una prova in pista a centinaia di chilometri. Ama le auto ma adora le moto, e in fatto di tecnologia è sempre un passo avanti. Proprio come a tavola: quantità e qualità.





