Batterie auto

Batterie auto: con il Made in Europe le auto elettriche costeranno almeno 2.000 euro in più. Lo studio


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1 ora fa - Un think tank di Bruxelles calcola l’impatto delle batterie europee.

Secondo lo studio Bruegel, imporre batterie prodotte in Europa farebbe salire il prezzo di un’elettrica di circa 2.100 euro.
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Voler produrre le batterie delle auto elettriche in Europa, invece di importarle a basso costo dalla Cina, ha un prezzo. Secondo un nuovo studio di Bruegel, uno dei think tank economici più autorevoli di Bruxelles, quel prezzo si aggirerebbe attorno ai 2.100 euro in più per ogni auto elettrica venduta nell’Unione Europea.

Come si arriva a 2.100 euro

Oggi una cella per batteria costa in media 50 euro per ogni kilowattora di capacità; se l’Unione Europea imponesse che quelle celle vengano prodotte sul territorio comunitario, il prezzo salirebbe a circa 85 euro per kilowattora. Moltiplicando quella differenza per la capacità di una batteria tipica (60 kilowattora, la misura standard di una elettrica di segmento medio) si arriva a poco più di 2.100 euro di aggravio sul prezzo finale dell’auto. A questo andrebbero sommati altri 200 euro per un secondo requisito allo studio, quello sull’acciaio a basse emissioni, che la Commissione Europea vorrebbe introdurre negli stessi anni.

Allo stesso tempo Bruxelles stima che semplificare le procedure di omologazione dei veicoli (un’altra misura contenuta nello stesso pacchetto di riforme) potrebbe far risparmiare ai costruttori oltre 700 milioni di euro l’anno, che spalmati sugli 11,4 milioni di veicoli prodotti ogni anno nell’Unione equivalgono a circa 61 euro per vettura. Una cifra, però, che non basta nemmeno lontanamente a compensare l’aumento dovuto alle batterie europee.

Il patto che pesa su consumatori e contribuenti

Gli autori dello studio descrivono la strategia attuale dell’Unione Europea come un «patto implicito» secondo cui l’UE protegge i propri costruttori dalla concorrenza cinese più aggressiva, e in cambio questi ultimi accettano di spostare progressivamente le loro filiere produttive in Europa. Il conto, però, lo pagano alla fine consumatori e contribuenti, attraverso prezzi più alti, sussidi alla domanda, sussidi alla produzione e minore concorrenza sul mercato interno.

Secondo Bruegel, il rischio più concreto è che l’Unione Europea provi a inseguire tre obiettivi che, messi insieme, si ostacolano a vicenda: continuare la transizione verso l’auto elettrica, proteggere le proprie filiere industriali dalla Cina, e allo stesso tempo mantenere le auto a un prezzo accessibile. Lo studio è netto su questo punto: la strada più economica e veloce per elettrificare i trasporti passa da filiere produttive globali e competitive, mentre quella più sicura sotto il profilo geopolitico passa da filiere tutte europee. Provare a percorrere entrambe le strade insieme, secondo gli autori, significa nascondere i costi reali dell’operazione, che finiscono comunque per ricadere su chi acquista l’auto, in particolare sui modelli d’ingresso, dove il prezzo pesa di più sulla scelta d’acquisto.

FONTE: Electric Vehicle News

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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.

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