La ricerca sulle batterie allo stato solido prosegue. È una delle innovazioni tecnologiche più attese per le auto elettriche e trovare soluzioni sempre più efficienti è per l’intera industria auto una scelta obbligata. Tra i protagonisti di questa ricerca sulle batterie allo stato solido c’è BYD che ha recentemente depositato un nuovo brevetto nel quale viene descritto un catodo composito che unisce due tipologie distinte di elettrolita. Secondo quanto riportato, la struttura combina particelle più piccole di elettrolita ad alogenuri con particelle più grandi di elettrolita a base di solfuri, mescolate direttamente al materiale attivo del catodo.
Il problema che il brevetto vuole risolvere
Nelle batterie allo stato solido, catodo, anodo ed elettrolita sono tutti materiali rigidi. Durante ogni ciclo di carica e scarica, l'espansione e la contrazione dei materiali attivi possono creare microscopici vuoti nei punti di contatto. Una condizione responsabile dell’aumento della resistenza interna e della perdita di capacità nel tempo. È uno dei principali ostacoli tecnici all'industrializzazione della tecnologia, come ha più volte ricordato Lian Yubo, capo scienziato del gruppo BYD, definendo il tema ancora in una «fase di risoluzione attiva».
L'idea alla base del nuovo brevetto è che le particelle rigide di alogenuro e quelle più flessibili di solfuro possano mantenere il contatto elettrico anche sotto lo stress meccanico ripetuto dei cicli di carica. Sun Huajun, CTO della divisione batterie al litio di BYD, aveva in precedenza dichiarato che la percentuale di materiale attivo del catodo nella loro architettura ha superato l'85%, sebbene l'azienda non abbia diffuso condizioni di test o dati sulle prestazioni a supporto.
Oltre alla reale fattibilità e applicabilità di questa tecnologia (parliamo ancora di un brevetto, non di una produzione) resta la questione dei tempi. Il presidente di CATL, Robin Zeng, ha più volte ribadito che l'adozione su larga scala delle batterie allo stato solido è ancora lontana anni, per ragioni produttive prima ancora che tecniche. Una ricerca dell'Accademia cinese delle scienze, per esempio, ha mostrato che le particelle più piccole di solfuro migliorano la tenuta della batteria nel tempo, fino quasi al 18% in più rispetto alle particelle grandi. Il problema? Che questo avviene solamente in laboratorio.
FONTE: CarNewsChina
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.



