Le batterie per auto elettriche non sono tutte uguali e c'è un grande dibattito su quale sia la tecnologia migliore. Negli ultimi anni la sigla LFP è diventata sempre più familiare tra chi guida elettrico. La ritroviamo sulla Tesla Model 3, sulla Dacia Spring, sulle BYD e persino sulla nuova Volkswagen ID. Cross. Ma cosa sono davvero le batterie LFP? E perché le case automobilistiche le scelgono sempre più spesso? Proviamo a fare chiarezza in maniera semplice, senza perderci in troppi tecnicismi.
Cosa sono le batterie LFP
LFP è l'acronimo di litio-ferro-fosfato. Il nome tecnico completo è LiFePO4, dalla formula chimica del materiale catodico. Si tratta di una delle famiglie di batterie agli ioni di litio più diffuse. Insieme alle più note NMC (nichel-manganese-cobalto), rappresenta oggi lo standard per le auto elettriche.
La differenza principale riguarda il materiale del catodo, uno dei componenti fondamentali della cella. Nelle LFP è realizzato con ferro e fosfato, materiali abbondanti e poco costosi. Non serve nichel, non serve cobalto. Due elementi rari, cari e spesso legati a estrazioni controverse.
Come funzionano
Il funzionamento di base è simile a quello di ogni batteria agli ioni di litio. Gli ioni di litio si spostano tra anodo e catodo durante carica e scarica. In carica, gli ioni migrano verso l'anodo, solitamente realizzato in grafite. In scarica, tornano verso il catodo, generando la corrente che alimenta il motore.
Nelle celle LFP, il catodo ha una struttura cristallina a olivina. Questa struttura è molto stabile e resiste bene alle alte temperature. È proprio da qui che nascono i principali pregi, ma anche i difetti, di questa chimica.
I vantaggi delle batterie LFP
Il primo vantaggio riguarda la sicurezza. La struttura a olivina limita il rischio di fuga termica. Anche in caso di danneggiamento o cortocircuito, la cella tende a restare più stabile. Non è un caso se molte case la scelgono per le versioni entry-level.
Il secondo punto di forza è la durata. Le batterie LFP sopportano un numero di cicli di carica molto elevato. Si parla spesso di oltre 3.000 cicli, in alcuni casi anche 7.000. Tradotto in chilometri, significa centinaia di migliaia di km prima di un degrado significativo.
C'è poi il tema dei costi. Senza nichel e cobalto, le celle LFP costano meno da produrre. Un risparmio che si riflette, almeno in parte, sul prezzo finale dell'auto.
Infine, le batterie LFP tollerano meglio le ricariche frequenti al 100%. Con le NMC, invece, si consiglia di restare tra il 20% e l'80% per preservarne la salute nel tempo.
Gli svantaggi delle batterie LFP
Non è tutto oro quello che luccica, però. Ci sono infatti alcuni svantaggi. Il limite più evidente riguarda la densità energetica. Le celle LFP offrono circa 160-200 Wh/kg, contro i 250-300 Wh/kg delle NMC. Significa che, a parità di autonomia, la batteria LFP è più pesante e ingombrante. Ecco perché la si trova più spesso su modelli entry-level o a corto raggio.
Le batterie LFP soffrono di più il freddo. Le prestazioni delle batterie LFP calano in modo più marcato alle basse temperature. In inverno, la ricarica rapida può risultare più lenta. Un aspetto da tenere presente per chi vive in zone con clima rigido.
Infine, la lettura dello stato di carica è meno precisa. La curva di tensione delle LFP è molto piatta. Questo rende più complesso stimare con esattezza la percentuale di batteria residua. In ogni caso, la continua ricerca sta riducendo gli svantaggi di questa tipologia di batterie.
Il mercato premia le batterie LFP
La Cina è stata la prima a voler investire in maniera massiccia in questa tecnologia e oggi ne sta raccogliendo i frutti, in particolare CATL che fornisce molte delle più importanti case automobilistiche globali, compresa Tesla. Grazie agli sviluppi tecnologici, le batterie LFP stanno limando alcuni dei principali svantaggi e quindi stanno diventando sempre più interessanti e non solamente per i modelli entry level di fascia bassa. Prova ne è che diversi costruttori cinesi come BYD adottano questa tecnologia anche per le loro vetture più sportive.
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