Batterie

Invecchiamento batterie auto elettriche: 500.000 test rivelano le migliori e le peggiori


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45 minuti fa - Si tratta dello studio più ampio mai realizzato in materia.

Il report Aviloo su mezzo milione di test conferma che le batterie EV restano sopra il 90% anche a 150.000 km, con due eccezioni.
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Tra gli aspetti su cui ci si interroga più spesso in merito alle batterie delle auto elettriche c’è il loro invecchiamento. Come si comportano, infatti, a distanza di tempo e chilometri percorsi? Un dato importante da considerare anche per capire qual è l’efficienza di quell’auto nel medio-lungo periodo. A rispondere a questa domanda ci ha pensato una ricerca condotta da Aviloo, azienda austriaca specializzata in diagnostica delle batterie. Aviloo ha condotto mezzo milione di test reali tra il 2022 e il 2026 in cinque continenti coinvolgendo venti modelli elettrici diversi. Così da poter restituire una fotografia interessante sullo stato di salute delle batterie EV.

Cosa ha analizzato lo studio

Il parametro preso in esame è lo State of Health (SoH), che indica la capacità residua della batteria rispetto a quella disponibile quando l’accumulatore era nuovo. Per ciascun modello, Aviloo ha rilevato il valore mediano a tre precise soglie di percorrenza, 50.000, 100.000 e 150.000 km, ottenendo così un quadro dell’evoluzione del degrado con l’aumentare dei chilometri.

Chi invecchia meglio, e chi no

La Hyundai Ioniq 5, con la sua batteria da 72,6 kWh, domina la classifica in ogni fascia chilometrica. A 50.000 km mostra un SoH del 97,2%, ancora sopra il 95% a 100.000 km, e arriva a 150.000 km con un solido 92,8%. Alle sue spalle si piazzano la Volkswagen ID.4 (77 kWh), che passa dal 95,3% al 90,6% nello stesso intervallo, e la Tesla Model Y (78,8 kWh), che scende dal 94,5% al 90,3%. La Tesla Model 3 chiude invece a 150.000 km con l’88,94%, leggermente sotto le concorrenti dirette.

A completare il podio dei 100.000 km ci sono la Mercedes EQA al 95%, la Hyundai Kona Electric e la BMW i4 entrambe al 94,3%, e la Ford Mustang Mach-E al 93,45%. Numeri che, secondo Aviloo, raccontano una tendenza chiara: escludendo due eccezioni, tutti i modelli analizzati mantengono un SoH mediano pari o superiore al 90% anche dopo 150.000 km percorsi.

Le due eccezioni (ma non sono un difetto)

Renault Zoe e Nissan Leaf sono gli unici due modelli a scendere sensibilmente sotto la media del gruppo. Il motivo, secondo Aviloo, non è un problema di qualità costruttiva ma di architettura tecnica. Entrambi i modelli adottano un raffreddamento della batteria ad aria anziché a liquido, soluzione più semplice ma meno efficace nel gestire le temperature durante la ricarica. A questo si aggiunge un fattore geometrico, in quanto le batterie più piccole richiedono più cicli di ricarica per percorrere la stessa distanza di un modello con pacco più capiente, e ogni ciclo aggiuntivo lascia il suo segno sulla capacità residua nel tempo.

Il dato più interessante emerso dal report riguarda comunque la dispersione dei risultati. Man mano che il chilometraggio aumenta cresce anche la distanza tra il modello migliore e quello peggiore della classifica, segno che le differenze tecniche tra le varie soluzioni di raffreddamento e gestione termica diventano sempre più determinanti superati i primi 100.000 km. Per chi sta valutando l’acquisto di un’elettrica usata, il timore di ritrovarsi con una batteria esausta dopo pochi anni di utilizzo non trova, numeri alla mano, alcun riscontro concreto.

FONTE: InsideEVs

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    Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.

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