MINERAL WARS Tra tutte le imprese nelle quali si è cimentato, quella di trasformare l'auto elettrica in un prodotto di massa è per Elon Musk probabilmente quella più avventurosa. Non c'è giorno, non uno, che non sorga un problema nuovo. Ora è il global supply manager per Tesla divisione batterie, tale Sarah Maryssael, a diffondere l'allarme. Ovvero quello della possibile penuria, in futuro, dei minerali necessari alla produzione stessa degli accumulatori di energia. Nichel, litio, soprattutto rame. E sapete perché? La minaccia maggiore giunge da un dispositivo piccolo piccolo, ma ultrapotente e sempre più diffuso. L'assistente domestico intelligente. Esatto, Amazon Alexa come nemico principale dell'elettrico. Come è possibile?

SCENARI Le preoccupazioni sono fondate: oggi gli assistenti vocali a marchio Amazon, ma anche Google Home e via dicendo, consumano un volume di 38.000 tonnellate di rame ogni anno. Entro il 2030, le proiezioni assegnano ad Alexa ed ai suoi simili un quantitativo di 1,5 milioni di tonnellate. Troppe, per immaginarsi riserve mondiali sufficienti ad alimentare anche la produzione di batterie per auto elettriche.

ATTIVARE PIANO B Quali strategie alternative? Il maggior ricorso al nichel, per esempio. Tesla sostiene inoltre di avere intenzione di stringere accordi sia con Paesi ad alto potenziale come l'Australia, sia con le miniere negli stessi Stati Uniti. Affrancandosi così dai rifornimenti di cobalto che giungono dal Congo, nazione dove l'etica del lavoro (l'estrazione è spesso affidata a bambini) non è nei primi pensieri di politici ed imprenditori. Sta di fatto che l'approvvigionamento di materie prime è un tema destinato a svilupparsi. E se l'allarme giunge da Tesla, che della produzione di batterie aspira a diventare la maggiore industria al mondo (già in costruzione a Shanghai la terza Gigafactory, dopo quelle del Nevada e dello Stato di New York), qualche fondamento l'ansia da minerali deve pur averlo.


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