Negli Stati Uniti succede anche questo: un’auto che, dati alla mano, fa più incidenti di un guidatore umano, ma che per le assicurazioni merita uno sconto fino al 50%. Non è una barzelletta, è il caso Tesla. E racconta molto bene lo stato attuale della guida autonoma: promessa enorme, realtà ancora tutta da dimostrare.
Facciamo un passo indietro. Il 18 gennaio scorso l’assicurazione americana Lemonade ha annunciato una forte riduzione delle tariffe per i clienti Tesla che utilizzano il sistema Full Self-Driving (FSD). Il motivo? Secondo i dati in possesso della compagnia, quando l’auto guida (con supervisione umana) gli incidenti diminuiscono. Peccato che i numeri ufficiali raccontino un’altra storia.

I dati che rovinano la festa
Secondo le informazioni trasmesse alla National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA), i Robotaxi Tesla operativi ad Austin, Texas, sono stati coinvolti in nove incidenti tra luglio e novembre 2025. Nello stesso periodo la flotta ha percorso circa 500.000 miglia, che significa un incidente ogni 55.000 miglia.
A prima vista potrebbe sembrare accettabile. Ma il confronto con la guida umana è impietoso: mediamente negli USA si registra un incidente con intervento della polizia ogni 500.000 miglia. Anche includendo gli urti non denunciati, la stima più realistica scende a uno ogni 200.000 miglia. Tradotto: gli umani fanno meglio, e nemmeno di poco.
Il dato diventa ancora più scomodo se si considera che ogni Robotaxi Tesla viaggia con un supervisore umano seduto sul sedile del passeggero, pronto a intervenire. Nonostante questo, gli incidenti per miglio restano più frequenti rispetto a un guidatore tradizionale lasciato completamente solo.
Rimanendo alle Tesla di serie, non possiamo dimenticare che la prima traversata coast-to-coast degli USA fatta al 100% in guida autonoma, lungo il tracciato della famosa Cannonball Run, è storia recentissima. Solo pochi mesi fa, due youtuber che ci hanno provato si sono schiantati in meno di 100 km.

Trasparenza a corrente alternata
C’è poi il tema della comunicazione. I report inviati da Tesla alla NHTSA risultano ampiamente oscurati, con pochissimi dettagli accessibili. Sappiamo, ad esempio, che a settembre 2025 un Robotaxi ha investito un animale a 27 mph, e che un altro è entrato in collisione con un ciclista. Ma come e perché restano domande senza risposta.
L’elenco completo degli incidenti registrati ad Austin comprende urti in svolta, collisioni a bassa velocità, contatti con oggetti fissi e persino un incidente in zona di lavori stradali. Nulla di clamoroso preso singolarmente, ma sufficiente a ridimensionare parecchio il racconto di una tecnologia già “più sicura dell’uomo”.

Robotaxi: promesse vs realtà
Anche sul fronte dell’espansione il quadro è meno brillante di quanto annunciato. Nel 2024 Elon Musk aveva parlato di un servizio Robotaxi in grado di raggiungere metà della popolazione statunitense entro fine 2025. Siamo nel 2026 e il servizio è ancora confinato ad Austin.
In California, nella Bay Area, Tesla opera sì un servizio di ride-hailing, ma con guidatore umano a bordo, perché mancano le autorizzazioni per la guida completamente autonoma. Più taxi tradizionali che Robotaxi, insomma.
Tesla però non molla: l’azienda ha confermato l’intenzione di espandersi in sette nuove città – tra cui Miami, Las Vegas e Houston – entro la prima metà dell’anno. Vedremo con quali risultati.

L’assicurazione va in controtendenza
Ed eccoci al paradosso. Nonostante tutto questo, Lemonade scommette forte su Tesla. Grazie a una collaborazione diretta, la compagnia riceve dati telemetrici dettagliatissimi dai veicoli, distinguendo con precisione i chilometri percorsi con FSD attivo da quelli in guida manuale.
Secondo il cofondatore Shai Wininger, l’uso dell’FSD renderebbe la guida circa due volte più sicura per il guidatore medio. Da qui lo sconto del 50% sulle polizze pay-per-mile. Nessun pagamento da Tesla per i dati, assicura Lemonade, ma l’allineamento di interessi è evidente.
Tesla, dal canto suo, offre già una propria assicurazione con sconti fino al 10% per chi utilizza l’FSD su oltre metà dei chilometri percorsi.

Livello 2, non guida autonoma
Il nodo centrale resta sempre lo stesso: Tesla FSD è un sistema di Livello 2, non guida autonoma vera. Il conducente deve restare vigile, pronto a intervenire e legalmente responsabile. Ed è qui che il cortocircuito diventa evidente: premiamo con uno sconto assicurativo una tecnologia che, da sola, non può ancora guidare.
I Robotaxi sono un passo avanti rispetto alle Tesla di serie, ma non hanno ancora dimostrato di essere più sicuri dell’uomo. Forse lo saranno, col tempo. Forse no. Di certo, oggi, i dati suggeriscono prudenza.
La domanda finale resta aperta: ha ragione Lemonade, che guarda ai dati granulari e scommette sul futuro, o la NHTSA, che fotografa il presente? Forse non siamo di fronte a una rivoluzione mancata, ma solo a una rivoluzione… assicurata un po’ troppo in anticipo.




