Hai presente quando un pilota ti parla senza filtri, senza addetti stampa a suggerirgli le risposte? Marco Lucchinelli è sempre stato così, dentro e fuori dai tracciati. In un'intervista rilasciata al canale Effemotori Telefriuli, l'iridato della Classe 500 del 1981 si è voltato indietro per ripercorrere la sua carriera, tra aneddoti di un motociclismo ormai scomparso e confronti amari ma lucidi con campioni del presente come Marc Marquez.
Oggi siamo abituati a vedere piloti iper-professionali, supportati da telemetrie sofisticate e materiali di prim'ordine. Ai suoi tempi, racconta Lucchinelli, le cose andavano in modo ben diverso. Non c'erano nemmeno le ginocchiere e si piegava fino a toccare con la pelle, finendo spesso per sanguinare. Tra le storie rimaste impresse c'è l'episodio di Assen, quando l'appannamento della visiera lo costrinse a una sosta d'emergenza al box per farsi prestare gli occhiali da un meccanico prima di ripartire sotto la pioggia.
Un motociclismo ruvido, dove la tecnologia era ridotta al minimo e la motivazione arrivava anche da origini molto concrete: prima di correre, Lucchinelli lavorava sui bulldozer con il padre e la prospettiva di tornare a fare quel lavoro di fatica rappresentava la spinta ideale per aprire il gas in pista.
Inserirsi nel panorama delle corse subito dopo l'era di Giacomo Agostini non era banale, una situazione del tutto simile a quella vissuta dai piloti arrivati dopo l'addio di Valentino Rossi. Eppure il pilota ligure ha saputo lasciare un segno indelebile anche dal punto di vista dello sviluppo tecnico.
È stato infatti il primo a credere nel cerchio anteriore da 16 pollici nel 1980. Inizialmente nessuno nella griglia voleva seguire quella strada, ma i risultati gli hanno dato ragione con la conquista del titolo mondiale nella Classe 500 l'anno successivo, aprendo la via a una soluzione poi adottata da tutti i costruttori.
Guardando indietro, il campione analizza i propri limiti con estrema trasparenza, ammettendo che con un diverso approccio mentale avrebbe potuto raccogliere molto di più.
Il paragone con il fuoriclasse spagnolo è emblematico: Lucchinelli riconosce che «se mi fossi comportato come Marquez con quella serietà e determinazione i mondiali me li dovevano mandare a casa», considerando la velocità pura di cui disponeva. Una confessione sincera che descrive alla perfezione la differenza tra il talento puro di quegli anni e il professionismo maniacale del motociclismo moderno.
Foto di copertina: immagine generata con A.I.
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Giornalista dal ’97, nella sua carriera Emanuele si è occupato di motori a 360 gradi, svolgendo anche il ruolo di tecnico e pilota collaudatore per Maserati e Alfa Romeo. Di MotorBox è l’anziano, il riferimento per tutti e non solo mentre siede alla scrivania: se un collega sta poltrendo, se ne accorge anche mentre è impegnato in una prova in pista a centinaia di chilometri. Ama le auto ma adora le moto, e in fatto di tecnologia è sempre un passo avanti. Proprio come a tavola: quantità e qualità.




