Mettiti comodo, perché oggi ti porto indietro nel tempo. Immagina di essere a San Cesario sul Panaro, nel cuore della Motor Valley, dove il carbonio profuma di sogno e l’aria vibra per il latrato di un dodici cilindri. È proprio qui che, nel 2005 la Pagani Zonda F esce per la prima volta dai cancelli dell'azienda.
Quella ''F'' non è una lettera messa lì a caso: è l'omaggio di Horacio a un amico speciale, un certo Juan Manuel Fangio. E l'auto che la indossa è la prima evoluzione che apporta modifiche al telaio e all'aerodinamica della capostipite Zonda C12 6.0 presentata a Ginevra nel 1999.
L’ossessione è nei dettagli
Se conosci Horacio Pagani, sai che per lui anche un bullone deve essere un’opera d’arte. La Zonda F prende la base della ''S'' da 7.3 litri e la trasforma in qualcosa di definitivo. Guarda bene gli specchietti: non sono più sui montanti, ma svettano sopra i passaruota.
Non è un vezzo estetico, ma serve a pulire il flusso d’aria che corre verso l’enorme ala posteriore in pezzo unico. Niente più ''alette'' separate come sul vecchio modello. Sotto, invece, spunta un diffusore che sembra voler strappare l’asfalto per risucchiare l'auto a terra: il risultato? Oltre una tonnellata di carico aerodinamico e meno resistenza all'avanzamento.
Il tocco del Maestro
C’è una scena che ti fa capire tutto: se guardi il video qui sotto (dal canale dell'inglese Fifth Gear, con Jason Plato al volante) noterai che, prima di consegnare le chiavi per il test, è Horacio in persona a pulire la carrozzeria.
Non è marketing, è amore viscerale per la propria creatura. Ed è proprio questo entusiasmo contagioso che senti quando finalmente stringi il volante tra le mani. Il brivido lungo la schiena? È garantito ancora prima di girare la chiave.
La danza del V12 tra i colli
Una volta a bordo, la sorpresa. Ti aspetteresti un abitacolo angusto e intimidatorio, e invece no: la Zonda F è luminosa, ariosa, persino ''facile'' da approcciare. Finché non dai gas. Sulle strette e tormentate strade delle colline italiane, i 7,3 litri del V12 AMG iniziano a cantare. Sono 600 cavalli di pura ignoranza meccanica che ti urlano dietro la nuca.
Devi stare attento, perché la macchina è larga quanto un camion e le strade italiane non perdonano, ma il feedback che ricevi è totale. Non c'è il sottosterzo che potresti trovare in una supercar dell'epoca, e lo sterzo è così comunicativo che potresti guidare usando solo la punta delle dita.
Perché è lei la regina?
Spesso, quando guidi mostri sacri come Ferrari o Lamborghini di quei tempi, devi scendere a compromessi: la frizione è dura, la posizione di guida è storta, la visibilità è nulla. La Zonda F rompe queste regole.
Pagani ha portato nel mondo delle supercar una guida dalla naturalezza disarmante, pur restando un oggetto da collezione prodotto in soli 25 esemplari (più la versione Clubsport per chi non ne aveva mai abbastanza).
Insomma, se stai cercando la perfezione meccanica che si fonde con l'arte, l'hai trovata. L'unico problema? Dopo averla provata, l'unica cosa che vorrai fare è trovare un modo per guadagnare una fortuna e mettertela in garage. All'epoca, servivano circa 600.000 euro per spalancarti l’ingresso all'Olimpo delle hypercar.



