È il 1987, sul passo del monte Usui, nella prefettura di Gunma, Giappone, una Toyota AE86 entra in una curva cieca completamente di traverso. Le gomme posteriori fumano, il pilota è in controsterzo pieno a una velocità che dovrebbe spedirlo dritto contro il guardrail. Tutto questo è catturato da una telecamera fissata alla buona sul cruscotto.
Il pilota non è un ragazzino qualunque: ha 31 anni, si chiama Keiichi Tsuchiya ed è un pilota professionista con tanto di licenza. Il problema? Quella non è una pista, è una strada aperta al pubblico.
Quando la Japan Automobile Federation (JAF) vede il filmato, non la prende bene: sospensione immediata della licenza e ordine di far sparire le videocassette dagli scaffali. Vogliono cancellare l'uomo e l'opera. Invece...
Quel nastro VHS che ha cambiato la tua storia
Il video incriminato si chiama ''Pluspy''. L'idea è semplice quanto folle: montare delle telecamere su una AE86 preparata, metterci al volante il miglior manico del Giappone e filmarlo mentre aggrediva le cronoscalate di casa sua.
Il tracciato di Tsuchiya è l'Usui Pass: una lingua di asfalto stretta, con pendenze che non perdonano e guardrail che non fermerebbero nemmeno una bicicletta. Dove la gente normale passa a 30 km/h con le nocche bianche, lui va di traverso. Quello che mostra quel video è qualcosa di mai documentato prima: non una sbandata isolata, ma uno stile di guida fluido e continuo.

La magia della AE86: poca potenza tanto equilibrio
A guardare la scheda tecnica, la Toyota AE86 sembra solo una compatta economica: mossa da un 1.6 da 128 CV. Eppure, sotto quella carrozzeria si nasconde un bilanciamento perfetto e una trazione posteriore reattiva come un bisturi. Tsuchiya non usa i cavalli per driftare – non ne ha – usa la fisica.
Un colpo di frizione per rompere la trazione; il freno a mano per aiutarsi nelle curve più strette e il trasferimento dei carichi per far ruotare l'auto prima ancora di curvare. Uno stile che diventa la scintilla per una controcultura automobilistica che diventerà leggenda. E poi uno sport riconosciuto.

La punizione che diventa consacrazione
La JAF è spietata con Tsuchiya. Gli danno un ultimatum: ''O le montagne o la pista''. Ma è troppo tardi: la scintilla è già diventata un incendio. Le VHS sono state ritirate, ma nel mercato underground i prezzi schizzano. Ad averne una in mano, tieni stretto un piccolo tesoro.
Bannare quel video è stato l'errore più grande delle autorità: invece di uccidere l'idea, l'hanno resa leggenda. E Tsuchiya non fugge: porta il drifting nel professionismo, vincendo in pista con il suo stile sporco e arrivando persino sul podio della 24 Ore di Le Mans.
Il ragazzo che aveva imparato quello stile di guida consegnando pezzi di metallo a Nagano, diventa un titano dell'endurance.

Dalla strada alla cultura Pop: l'esplosione di Initial D
Nel 1995 la realtà ispira il fumetto Initial D. Tsuchiya e i pezzi di metallo si trasformano in Takumi Fujiwara, che con la sua AE86 consegna tofu all'alba. Tsuchiya è il consulente tecnico della serie.
Il successo è planetario e la guida di traverso fa il definitivo grande salto, diventando icona Pop: quella vecchia Toyota finisce per essere molto ambita tra le auto da collezione e il drifting si trasforma in sport ufficiale con il D1 Grand Prix nel 2000.
Il cerchio si chiude: Hollywood e quel pescatore sornione
Nel 2006 il drifting arriva anche sul grande schermo con Fast & Furious: Tokyo Drift. La Universal non cerca uno qualunque e chiama proprio Tsuchiya come stunt coordinator.
L'uomo che vent'anni prima era stato radiato per i suoi video illegali, ora viene pagato da Hollywood per fare le stesse identiche cose. Se guardi bene il film, lo vedi in un cameo: è il pescatore che osserva il protagonista allenarsi. Un omaggio degno di Hitchcock.

L'eredità che guidi oggi
Oggi, a quasi 70 anni, il Drift King è ancora lì. Il drifting è un'industria mondiale presente in quattro continenti, con campionati ufficiali regolamentati da quelle stesse federazioni che un tempo volevano arrestarlo.
E ogni volta che vedi un'auto di traverso, non dimenticare che tutto è iniziato da un nastro VHS proibito.





