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Stellantis brevetta l’autista olografico per farti fidare delle auto a guida autonoma


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1 ora fa - Il brevetto descrive un ologramma che parla con i passeggeri.

Stellantis deposita un brevetto per un autista olografico, per rassicurare i passeggeri delle auto a guida autonoma.
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La fiducia è importante e costruirla non è sempre facile. Non solo tra le persone, ma anche (soprattutto?) tra persone e auto, specialmente quelle a guida autonoma. Come si convince un passeggero a fidarsi di un’auto senza nessuno al volante? Non a caso Waymo, una della realtà leader nei robotaxi, nel suo ultimo modello Ojai ha deciso di mantenere il volante per non disorientare gli utenti. Anche se non c’è nessuna persona a comandare quello sterzo. Anche Stellantis sta lavorando su questo aspetto, ma con un ologramma. Il gruppo ha infatti depositato presso l’ufficio brevetti tedesco DPMA un sistema che proietta l’immagine di un autista virtuale all’interno dell’abitacolo, pensato per le vetture a guida autonoma di Livello 4 e superiore, dove il conducente umano non è quasi mai necessario.

Un volto per rassicurare chi sale a bordo

Il sistema descritto nel brevetto monitora la posizione dei passeggeri e la direzione del loro sguardo attraverso telecamere interne, per poi proiettare l’immagine di un “autista” attraverso il parabrezza, in modo simile a un head-up display, invece che come una figura seduta al posto di guida. L’ologramma avrebbe espressioni facciali generate da apprendimento automatico, sincronizzazione tra movimento labiale e voce sintetica, e capacità di seguire con lo sguardo la persona a cui si rivolge. Il brevetto prevede anche la possibilità per i passeggeri di scegliere l’aspetto del proprio “autista” tra diverse opzioni personalizzabili.

La parte più originale del brevetto riguarda i casi in cui un operatore umano deve intervenire da remoto su un veicolo autonomo. Invece di limitarsi a prendere il controllo da lontano, il sistema proietterebbe l’immagine dello stesso operatore all’interno dell’abitacolo, dando ai passeggeri la sensazione di avere una persona reale seduta accanto a loro, capace di guardarli e parlare con loro mentre gestisce la situazione dalla propria postazione remota.

L’idea di fondo a questo ingegnoso sistema è che la fiducia nella guida autonoma passa anche dalla comunicazione, non solo dalla sicurezza tecnica del sistema. Un’auto che si guida da sola può essere ineccepibile dal punto di vista dei sensori e degli algoritmi, ma restare comunque percepita come inquietante da chi vi sale a bordo per la prima volta senza nessuno al volante. Ma non è da escludere che possa risultare altrettanto inquietante un ologramma.

FONTE: CarBuzz

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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.

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