Mentre l’industria auto si divide tra chi rincorre schermi sempre più grandi e chi si interroga sulla loro utilità, Range Rover sceglie un’altra strada. Il marchio britannico ha confermato l’intenzione di ridurre le dimensioni degli schermi di bordo su tutta la gamma, invertendo un decennio di crescita ininterrotta con diversi marchi che continuano ad aggiungere superfici digitali sempre più ampie. Basti pensare all’MBUX Hyperscreen da 39,1 pollici, ininterrotto da montante a montante, offerto sulla nuova Mercedes Classe C e sulla GLC Electric, o ai cinque schermi integrati dal marchio cinese Avatar sui modelli di fascia alta.
La scelta intrapresa da Range Rover arriva dalle dichiarazioni dirette di due dirigenti del brand. Il primo segnale concreto è la Range Rover GT, il nuovo modello coupé in arrivo nel 2027, descritto da JLR come una vettura con «tecnologia intessuta nella sua architettura». La GT monta un unico touchscreen centrale ribassato e un display sottile per la strumentazione, lontano dagli schermi a tutta larghezza che stanno diventando la norma altrove. Secondo Ryan Miller, direttore marketing prodotto e servizi di Range Rover, la filosofia della GT guiderà in qualche modo anche la prossima generazione della Evoque, attesa il prossimo anno. Gli schermi rivolti al passeggero anteriore, in particolare, sono già stati giudicati con una bassa priorità per i modelli futuri.
Meno schermo, non più pulsanti
Rispetto ad altri marchi, che hanno deciso di reintrodurre i pulsanti fisici (pur mantenendo schermi enormi) Range Rover fa l’opposto rimpicciolendo lo schermo, ma non riporta indietro i tasti. Alcuni comandi rapidi resteranno sulle razze del volante, mentre funzioni come multimedia e climatizzazione continueranno invece a passare esclusivamente dal display, sia pure più piccolo.
«È una scelta intenzionale, di design, credetemi: abbiamo già costruito auto piene di schermi e non è questo che stiamo facendo. Non è la direzione che prendiamo», ha dichiarato Miller. Martin Limpert, managing director globale di Range Rover, ha aggiunto: «Vediamo molti rivali andare nella direzione opposta con i loro abitacoli carichi di tecnologia, carichi di capacità, carichi di rumore, visivo e acustico. Noi liberiamo il nostro abitacolo da tutto questo, ed è proprio questo a renderci davvero unici». Limpert ha poi spiegato il senso della scelta: «Per noi è importante restare “gli originali”. Ecco perché continuiamo a evolverci».
Miller ha descritto l’obiettivo come la creazione di «un vero santuario di tranquillità, un’occasione per disintossicarsi dalla vita quotidiana», con «il numero minimo di schermi necessario a mostrare al guidatore le informazioni che gli servono, e nulla di più». Poi la chiosa, quasi da spot pubblicitario: «Quando guidi per quattro ore, scendi dall’auto e ti senti meglio di quando ci sei salito».
FONTE: GoAuto
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.



