Prendi il caffè, afferra il volante e incrocia le dita (senza però mollare il volante): il 2026 delle quattro ruote parte con il piede non sul gas. Sul freno.
Non è pessimismo: si chiama praemeditatio malorum, è un esercizio mentale che consiste nell'anticipare e visualizzare in modo sereno le possibili avversità, per prepararsi ad affrontarle, riducendo l'impatto emotivo.
Quindi, forza e coraggio: tra rincari, tasse e un futuro che sembra chiedere più euro e meno CV, ecco 5 cattive notizie per affrontare il 2026 con... consapevolezza. Una sorta di bollettino dall'autostrada della realtà.
PS: come contrappeso, seguirà un contenuto uguale e contrario, con 5 buone notizie. Ti senti già meglio?
1. Pedaggi autostradali più salati
Come regalo di Capodanno, ma quello che nessuno ha chiesto, dal 1° gennaio 2026 la maggior parte dei pedaggi autostradali in Italia aumenta in media dell’1,5%.
Si tratta dell’adeguamento all’inflazione programmata che entra in vigore su molte tratte, compresa la A1 e l’A4, e persino con ritocchi leggermente superiori (fino quasi al 2% su alcuni tratti). Un anno fa andò meglio.

S segnala anche qualche tariffa bloccata o diminuita su tratte minori. Insomma, non tutte gli stop & go al casello sono ora più amari. Ma la maggior parte sì.
2. Caro il mio Diesel
Addio al mito del Diesel “più economico”: con il nuovo riallineamento delle accise, il prezzo del gasolio alla pompa aumenta di circa 4,05 centesimi/litro, mentre quello della benzina cala dello stesso importo.
Il risultato? Un pieno di Diesel costa davvero di più, una vera rivoluzione fiscale, oltre che un dispetto per molti.

L'altro lato della medaglia, è che quindi la riduzione delle accise sulla benzina potrebbe tradursi in qualche centesimo in meno per chi guida a “verde”. Sì, se i benzinai saranno così gentili da...
3. La tassa sull’assicurazione auto
L’RC auto non solo resta cara, ma con la nuova aliquota al 12,5% sulle polizze accessorie (per rischi come infortuni al conducente o assistenza stradale) si prevede un aggravio sulle tasche degli assicurati italiani, con stime di circa 115 milioni di euro in più nel 2026.

Gli automobilisti prudenti (quelli senza sinistri da anni) potrebbero ancora trovare offerte competitive, confrontando più preventivi.
Sempre che Giove si allinei con Saturno, l'Acquario non litighi con lo Scorpione e gli asini non inizino a volare.
4. Da listini a... listoni
Nonostante le apprezzabili acrobazie di certi Costruttori per mantenere i prezzi stabili, il quadro generale è che trovare un’auto nuova sotto soglia economica è sempre più difficile.
La stragrande maggioranza dei modelli 2026 parte da prezzi ben più elevati rispetto al passato recente e la sparizione delle auto “popolari” sotto i 15.000 euro la dice lunga.

Certo, esistono ancora modelli abbastanza accessibili e, per chi guarda al mercato dell’usato, la scelta è sempre ampia. Qui si parla di tendenze, e la tendenza è il ritocco al rialzo, non al ribasso.
Un centesimo alla volta, un mese alla volta... Male, male.
5. La minaccia inglese
Last but not least (così, per generare un pizzico di ansia anticipatoria).
Guardando oltre confine, anzi oltremanica, si apprende dalla stampa internazionale (come l'agenzia Reuters) che a partire dal 2028, nel Regno Unito, i guidatori di auto elettriche e ibride si stanno preparando a pagare una tassa “pay-per-mile” (cioè in base ai chilometri percorsi).
3 penny per miglio per le EV e 1,5 penny per le ibride (plug-in).

Una mossa pensata per compensare l’erosione delle entrate dalla benzina, che potrebbe cambiare le regole del gioco anche per chi (oggi) pensa elettrico. In Italia, per adesso, niente di tutto ciò.
PER ADESSO...
Bilancio preventivo
Insomma, il 2026 parte con più numeri rossi che verdi sul cruscotto degli automobilisti.
Tra pedaggi più alti, Diesel meno simpatico, assicurazioni più care, listini su e nuove ingegnose forme di tassazione all'orizzonte… il quadro è impegnativo.
Ma se ami guidare, troverai sempre qualche spiraglio positivo. Un po' di conti da far quadrare, un po' di curve da pennellare.



