Giovedì 22 ottobre Mazda ha inaugurato ad Aielli, in provincia dell’Aquila, un murale dedicato a Sadako Sasaki, la bambina di Hiroshima diventata un simbolo di pace con le sue gru di carta. Lo ha dipinto Antonio Cotecchia, in arte Kotè, nel borgo che il festival Borgo Universo ha trasformato in un museo a cielo aperto. Il filo che tiene insieme tutto è Hiroshima. Mazda è nata lì nel 1920, lì ha ancora le sue radici, e dopo la bomba atomica del 1945 ha contribuito alla rinascita della città.
Il murale di Kotè per Sadako

Sadako aveva due anni quando la bomba atomica esplose su Hiroshima, il 6 agosto 1945. Era in casa, a circa 1,6 chilometri dall’ipocentro, e sembrò uscirne illesa. Nel 1955 le fu diagnosticata la leucemia causata dalle radiazioni, e in ospedale cominciò a piegare gru di carta, perché secondo una tradizione giapponese mille gru esaudiscono un desiderio. Morì il 25 ottobre di quell’anno, a 12 anni. Oggi a Hiroshima arrivano ogni anno circa dieci milioni di gru in sua memoria.
Nel murale il volto della bambina si scompone in campiture geometriche, come le pieghe di un origami. «Il volto di questa bambina dal reale, piano piano, si trasforma in un origami, e dall’origami in una gru. L’ultima è una gru reale, per lasciarla andare in alto», ha spiegato Kotè durante lo svelamento. Nell’opera ha inserito anche la Cupola della bomba atomica, l’edificio rimasto in piedi dopo l’esplosione e oggi memoriale della città. «Non possiamo cancellare le pieghe della storia, ma possiamo decidere di dargli una forma diversa per raccontare il nostro futuro.»
Kotè ha raccontato di essere partito da una domanda. «Noi oggi cosa siamo disposti a fare veramente per una persona che è dall’altra parte del mondo, che vive il dramma della guerra?» La risposta, per lui, comincia dai piccoli gesti. «Siamo bombardati da immagini, ma vedere veramente l’altro vuol dire fermarsi, tornare a sentire il senso della comunità», ha detto rivolgendosi ai ragazzi delle scuole, prima di ringraziare Mazda per avergli lasciato totale libertà.
Da Hiroshima alla CX-6e, tradizione e innovazione nelle auto Mazda
Per Mazda il progetto parte dalla propria storia. Il 6 agosto 1945 gli stabilimenti di Toyo Kogyo, il nome di allora, erano a circa cinque chilometri dall’ipocentro e subirono danni limitati. Nei giorni successivi accolsero i feriti e ospitarono gli uffici della prefettura, e già a dicembre ripartì la produzione dei motocarri che servivano alla ricostruzione. Il primo veicolo del marchio, il Mazda-Go, era nato nel 1931. Nel 1967 la Cosmo Sport 110S diventò la prima auto di serie al mondo con un motore rotativo a due rotori.
Quella storia arriva fino alla gamma di oggi. La protagonista è la CX-6e, ed è lei a comparire davanti al murale nelle foto ufficiali della giornata. Il SUV elettrico, arrivato in Italia quest’estate, ha un motore posteriore da 258 CV e una batteria da 78 kWh che vale fino a 484 km di autonomia WLTP. Nasce dalla collaborazione con Changan e viene costruito in Cina, con l’assetto messo a punto nel centro europeo di Mazda in Germania. I prezzi partono da 46.750 euro. Accanto c’erano la CX-5 di terza generazione con il 2.5 mild hybrid da 141 CV, la MX-5, che con il model year 2027 porta il 1.5 a 136 CV, e le ammiraglie CX-60 e CX-80 con il sei cilindri diesel da 249 CV. Per Mazda sono l’eredità di quella storia, affidata oggi agli artigiani Takumi e al linguaggio stilistico Kodo.
L’inaugurazione ad Aielli

«Questo progetto non chiede alle persone di comprare qualcosa, chiede loro semplicemente di fermarsi un momento a pensare», ha detto Roberto Pietrantonio, amministratore delegato di Mazda Italia, prima dello svelamento. Per lui la forza di Sadako sta nella misura umana della sua storia. «Porta la grande storia alla dimensione di una singola persona, ce la rende più comprensibile, più vicina», ha spiegato. «Ci ricorda che anche qualcosa di fragile come una gru di carta può far nascere un messaggio potentissimo di speranza e di pace.»
Per Pietrantonio, Aielli era il posto giusto. «Non volevamo chiudere questo messaggio dentro il mondo Mazda di automobili, volevamo affidarlo a un luogo vivo, aperto, attraversato dalle persone», ha detto, ringraziando il Comune per aver ospitato Mazda per la seconda volta. «La prima volta abbiamo detto torneremo, e questo è successo.»
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.





