Jensen International ha mostrato per la prima volta la Interceptor GTX, il prototipo da pista che anticipa il ritorno del marchio britannico. Non è un’auto in vendita (almeno per ora). Si tratta di un mezzo costruito per validare la meccanica prima dell’arrivo delle versioni stradali. «Un chiaro segnale della direzione che vogliamo prendere», ha dichiarato David Duerden, amministratore delegato di Jensen International, sottolineando che l’obiettivo non è mai stato costruire una continuation car (una rievocazione fedele all'Interceptor originale, con le sue specifiche d'epoca) ma qualcosa di completamente nuovo.
Un V8 GM riprogettato quasi da zero

Il cuore della GTX è un otto cilindri sovralimentato da 6,8 litri di origine General Motors. Ma non è corretto parlare di “motore GM”. Jensen ha inviato il propulsore alla texana Late Model Engine per una revisione totale, al termine della quale meno del 20% dei componenti originali sarebbe rimasto al suo posto. Testate lavorate al CNC, valvole in titanio, un albero motore forgiato e componentistica di livello racing gestita da centralina MoTeC portano la potenza a 973 CV (716 kW) nella configurazione standard. Jensen dichiara che il propulsore può arrivare fino a 1.217 CV (895 kW) e oltre 1.491 Nm di coppia.
Cambio sequenziale e aerodinamica da corsa

La potenza passa attraverso un cambio sequenziale a sei rapporti Samsonas Motorsport, con ingranaggi dog-ring e un albero di trasmissione in fibra di carbonio; la trazione è posteriore, con differenziale Wavetrac. L’impianto frenante è firmato AP Racing, con dischi flottanti in acciaio nascosti dietro cerchi forgiati da 20”, calzati con gomme Michelin Pilot Sport. Sospensioni a doppio triangolo e ammortizzatori Nitron a regolazione tripla completano il quadro dinamico.

Dal punto di vista aerodinamico l’ala posteriore regolabile può generare fino a 350 kg di carico, supportata da splitter anteriore e fondo piatto. L’abitacolo, coerentemente con la vocazione da pista, ospita una gabbia di sicurezza omologata FIA, sedili competition Tillett in fibra di carbonio con cinture a sei punti ed estintore, oltre a un display MoTeC per la strumentazione. Le rifiniture in Alcantara con cuciture arancioni restano l’unica concessione al comfort.
Chi ha disegnato e costruito la GTX

Dietro le linee della GTX c’è lo studio indipendente Avant Design, incaricato di reinterpretare in chiave contemporanea il linguaggio stilistico dell’Interceptor originale. La carrozzeria in alluminio, realizzata a mano combinando tecniche tradizionali e tecnologie moderne, porta la firma di Coventry Metalcraft, mentre le componenti in fibra di carbonio sono opera di Artiglio Automotive Studio, specialista britannico in materiali compositi.
Cosa arriverà sul mercato

Jensen ha confermato che la GTX resterà un mezzo di sviluppo, non destinato alla vendita diretta. Il piano prevede due varianti stradali distinte. La prima è la Interceptor GTR (orientata alle prestazioni) e poi c’è la Interceptor GT (più orientata al lusso), entrambe con cambio più convenzionale, manuale o automatico. Circa l’80% del linguaggio stilistico della GTX, secondo l’azienda, si ritroverà su questi modelli di produzione.
FONTE: Wallpaper
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.



