Sicurezza

Incidente mortale in Texas, per Tesla è colpa del guidatore, ma l'FSD andava troppo veloce


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1 ora fa - Versioni diverse e tanti dubbi sulla sicurezza.

Musk e i vertici Tesla accusano il guidatore ancora prima delle indagini ufficiali: la ricostruzione della vicenda.

Un nuovo caso, tragico, sta coinvolgendo Tesla. Dopo che ieri abbiamo raccontato dell’incidente mortale in Nevada che ha visto come protagonista il Tesla Semi (e il sistema di frenata automatica d’emergenza), ora un’altra terribile notizia arriva dal Texas. Un uomo alla guida della sua Tesla Model 3 è accusato di omicidio colposo dopo che si è schiantato contro un'abitazione, uccidendo la donna che vi abitava. Una vicenda che mette al centro del dibattito sia il Full Self-Driving (FSD) di Tesla, sia le scelte comunicative dell’azienda. Ma prima ancora che l'inchiesta ufficiale entrasse nel vivo, infatti, la casa automobilistica statunitense ha voluto pronunciarsi sulla dinamica dei fatti attraverso i suoi canali social.

La vicenda

L’uomo di 44 anni è stato incriminato mercoledì dallo sceriffo della contea di Harris, Ed Gonzalez, per la morte di una donna di 76 anni, avvenuta il 19 giugno. Secondo la dichiarazione scritta al momento dell'arresto, l’uomo stava effettuando una consegna per una piattaforma di consegne a domicilio, quando ha cambiato il brano in riproduzione sul display touch dell'abitacolo e, come raccontato da lui stesso agli inquirenti, è «svenuto».

Ci sono però diversi elementi che al momento non tornano. Nel minuto precedente all'impatto il pedale del freno non risulta mai azionato, mentre la vettura ha raggiunto i 117 km/h. Il valore è più del doppio del limite su quella strada residenziale. La donna è morta in ospedale poco dopo essere stata trasportata in eliambulanza, mentre il genero della vittima, presente in casa al momento dell'urto, ha riportato lesioni a collo, schiena e spalle.

La versione di Tesla

L’uomo ha raccontato alla polizia di avere il Full Self-Driving attivo, salvo poi riferire ai paramedici che l'auto era in «Autopilot». Sono due funzioni distinte, spesso confuse anche dagli stessi utenti. È su questo punto che l'azienda ha scelto di intervenire pubblicamente, e con tempismo immediato.

Elon Musk ha scritto sui social che un veicolo in modalità Full Self-Driving «procede lentamente nelle strade residenziali», sostenendo quindi che una velocità come quella registrata sia incompatibile con il sistema attivo. Ashok Elluswamy, responsabile dell'intelligenza artificiale di Tesla, è stato ancora più specifico spiegando che secondo lui l’uomo avrebbe disattivato manualmente la guida assistita premendo a fondo l'acceleratore, portandolo al 100% della corsa, e il pedale sarebbe rimasto premuto anche dopo l'impatto.

Tesla rivendica la prudenza del proprio software proprio mentre descrive un'auto lanciata a quasi 120 km/h in un quartiere residenziale, e lo fa prima che una qualunque autorità indipendente abbia verificato i dati di bordo. L'inchiesta è ora nelle mani della National Highway Traffic Safety Administration e del National Transportation Safety Board, mentre la famiglia della vittima ha già avviato un'azione legale per morte ingiusta. L’azione legale è rivolta non solo nei confronti dell’uomo alla guida della Model 3, ma anche di Tesla stessa. La famiglia, infatti, sostiene che il sistema di guida assistita fosse difettoso e che l'azienda non abbia adeguatamente informato i clienti dei rischi.

Non è la prima volta che un conducente Tesla finisce sotto processo penale per un incidente avvenuto con l'assistenza alla guida attiva. Nel 2019 un uomo alla guida di una Model S uccise due persone avendo l’Autopilot attivo e nel 2021 fu il primo negli Stati Uniti a essere incriminato per omicidio colposo in un caso simile.

Al di là di come finirà la causa legale, è interessante constatare come non sia raro che molti automobilisti dotati di sistemi di assistenza alla guida li percepiscano come autonomi e, quindi, in grado di sostituirsi completamente a loro.

FONTE: Reuters

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Pubblicato da Redazione, 03/07/2026
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.

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