Un anno dopo la S1 LM, venduta all'asta per oltre 20 milioni di dollari, Gordon Murray Special Vehicles torna al Quail durante la Monterey Car Week con un'interpretazione diversa della stessa filosofia. Si chiama semplicemente S1 e mantiene la stessa filosofia costruttiva della LM, a partire dalla monoscocca in carbonio, ma rinuncia agli elementi aerodinamici più estremi in favore di un'impostazione più elegante, confortevole e adatta alla strada.
Le novità
La S1 condivide con la S1 LM il linguaggio stilistico e la piattaforma, ma ogni pannello della carrozzeria è stato ridisegnato da zero. Spariscono il grande alettone fisso, il lungo splitter anteriore e le minigonne profonde della LM. Sono stati sostituiti da un sistema di aerodinamica attiva posteriore integrato nella carrozzeria, che si adatta alle esigenze di stabilità ad alta velocità e in frenata. L'obiettivo non è più il massimo carico aerodinamico ma l'equilibrio meccanico e la fiducia al volante su strada.
Gordon Murray, presidente esecutivo dell'azienda, ha descritto così il progetto: «Con la S1 volevamo mostrare quanta bellezza e purezza ci sia in questo design quando si eliminano gli elementi aerodinamici più estremi della S1 LM. Ha la stessa intensità, la stessa risposta e la stessa integrità ingegneristica, ma è stata messa a punto per uno scopo diverso. È un'auto con cui si potrebbe percorrere la costa da Los Angeles a Monterey in vero comfort, continuando a godersi ogni cambiata, ogni curva e ogni nota del V12».
Il cuore della S1 è un V12 aspirato Cosworth di 4,2 litri, sviluppato su misura, capace di erogare fino a 690 CV a 12.100 giri. Il propulsore adotta componenti provenienti dal settore delle competizioni (come pistoni leggeri rivestiti in carburo di silicio, valvole e bielle in titanio) e un sistema di lubrificazione a carter secco. Rispetto alla S1 LM, la taratura privilegia una curva di coppia più ampia, con l'80% del valore massimo già disponibile da 2.500 giri e circa 500 Nm erogati a 7.000 giri. Il cambio resta manuale a sei rapporti, con una sesta marcia dedicata al turismo di serie e un nuovo instradamento dei cavi che promette una cambiata precisa.
Le sospensioni derivano da quelle della S1 LM ma l'altezza da terra cresce di 10 mm, con ammortizzatori ritarati per privilegiare il comfort sulle lunghe percorrenze senza sacrificare precisione di sterzo e agilità. Lo sterzo servoassistito è inoltre selezionabile dal guidatore, che può scegliere tra una taratura più morbida per la guida rilassata e una più diretta per un feedback puro sui percorsi più impegnativi. Nonostante un abitacolo più ricercato, un impianto audio dedicato e un maggiore isolamento acustico, il peso complessivo resta sotto i 997 kg, inferiore a quello della T.50.
Dettagli ispirati a un concept del 1992
Diversi elementi distintivi della S1 richiamano la Monaco 1992, la show car firmata dallo stesso Murray. Si tratta di un progetto che non arrivò mai in produzione. I nuovi cerchi in lega leggera si ispirano a quel concept, così come le luci ausiliarie posizionate in basso nella presa d'aria anteriore. Gli specchietti retrovisori, montati sul montante A, integrano una telecamera posteriore. Nel vano motore, il V12 resta in vista, con uno scarico in Inconel lucidato e uno scudo termico placcato in oro 24 carati.
L'abitacolo mantiene la posizione di guida centrale a tre posti che caratterizza tutte le Gordon Murray, ma introduce pelli pregiate, tessuti su misura e finiture pensate per la lunga percorrenza. Al posto del piccolo finestrino fisso in Lexan della S1 LM, ispirato alle vetture da corsa, la S1 adotta nuove portiere ad ali di gabbiano con vetro a scomparsa, per un accesso più agevole all'abitacolo.
La produzione sarà limitata a 64 esemplari in tutto il mondo, ciascuno configurato individualmente dal proprietario. Il prezzo non è stato comunicato, ma tutte le allocazioni disponibili risultano già riservate.
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.








