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GM brevetta l’auto che legge il semaforo e parte da sola, ma nelle gare ufficiali sarebbe vietata


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12 fa - Telecamere leggono il semaforo e gestiscono freni e coppia al via.

Un brevetto GM descrive un launch control che anticipa il verde. L’idea non è nuova e i regolamenti delle gare la vietano.
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Nelle gare di accelerazione (drag racing) si vince spesso prima ancora di muoversi. Conta il riflesso con cui il pilota scatta quando il semaforo diventa verde. General Motors ha appena ottenuto un brevetto che toglie al pilota proprio questo compito.

Come funziona il brevetto GM

Il documento si intitola «Methods and Systems for Coordinating Launch Control for Vehicles for Racing». Il cuore del sistema sono le telecamere di bordo. Riconoscono il Christmas Tree, la colonna di luci che regola la partenza nelle gare di accelerazione, e seguono in tempo reale la sequenza delle lampade. A quel punto il software prevede quando scatterà il verde e prepara la partenza prima che si accenda. Il pilota può staccare i piedi dai pedali. Il sistema mantiene la pressione dei freni, prepara la coppia e gestisce l’acceleratore fino al momento giusto. Il brevetto tiene conto anche dei due tipi di semaforo più diffusi. Con il Pro Tree le tre luci gialle si accendono insieme e il verde arriva 0,4 secondi dopo. Con lo Sportsman Tree, invece, le gialle si accendono una dopo l’altra a intervalli di mezzo secondo. Per evitare che l’auto parta con il guidatore distratto, alcune telecamere interne controllano che resti attento prima del via.

Un’idea che circola da anni

Che un’auto legga il semaforo da sola non è un’idea nuova. Nel 2019 Continental ha depositato negli Stati Uniti una domanda che descrive un sistema molto simile: una telecamera rileva le luci gialle, il software calcola l’istante della partenza e comanda in automatico acceleratore, motore, cambio o freni. Sul fronte delle auto di serie, le dragster di fabbrica esistono da tempo. La Dodge Challenger SRT Demon del 2018 è stata la prima auto di produzione con il TransBrake, il dispositivo che blocca la trasmissione per caricare il motore prima della partenza. Il launch control, a sua volta, è ormai comune sulle sportive, Corvette comprese. Tutti questi sistemi lasciano però al pilota la decisione su quando partire. Il brevetto GM è il primo a togliergliela, e qui sta la vera differenza.

Il nodo dei regolamenti

Proprio questa differenza rischia di renderlo inutilizzabile dove servirebbe di più. Il regolamento IHRA 2026, una delle due grandi federazioni americane del drag racing, vieta i dispositivi attivati dal semaforo o da trasmettitori radio. Vieta anche qualsiasi temporizzazione elettronica legata al semaforo che metta l’auto in movimento da sola. La stessa regola compare nel regolamento di Tulsa Raceway Park, pista affiliata NHRA. Nelle gare ufficiali, quindi, un’auto con il sistema GM attivo non potrebbe correre. Restano le sessioni di prova libera, i cosiddetti test and tune, dove si gira per cronometrarsi senza una classifica, e le gare non riconosciute dalle federazioni. In pratica, il terreno dei privati che vogliono tempi da vantare.

A chi può servire?

Le spiegazioni possibili sono diverse. GM potrebbe voler offrire ai clienti delle sue sportive più estreme un modo per ottenere sempre il tempo migliore, senza anni di pratica sul quarto di miglio, i classici 402 metri. Potrebbe anche trattarsi di un brevetto difensivo, depositato per proteggere una soluzione e non per usarla. Oppure il drag racing è soltanto il banco di prova più comodo per una tecnologia più ampia, quella che fa dialogare telecamere, freni e motore senza l’intervento del guidatore. Sulla strada di tutti i giorni, una tecnologia così si chiama guida autonoma.

FONTE: Road&Track

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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.

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