CATL, il più grande produttore di batterie per auto elettriche al mondo, vuole costruire altre fabbriche in Europa. Quelle annunciate finora non bastano, ha spiegato Matt Shen, direttore generale del gruppo cinese per l’Europa. Diverse località sono già allo studio, anche se Shen non ha voluto indicarle. Il freno, però, non sono i soldi né i macchinari. «La difficoltà più grande per noi sono le persone», ha detto il manager.
Tre fabbriche
Oggi la presenza europea di CATL si regge su tre stabilimenti. Il primo, in Turingia, in Germania, produce da circa tre anni con una capacità di 14 GWh l’anno. Il secondo, a Debrecen, in Ungheria, è progettato per arrivare a 100 GWh: produce moduli dall’autunno 2024 e il 22 settembre scorso, lo stesso giorno in cui è stata registrata l’intervista, ha avviato la produzione di prova delle prime celle. Il terzo è in costruzione a Figueruelas, vicino a Saragozza, in Spagna. È una joint venture al 50 % con Stellantis, costa 4,1 miliardi di euro, di cui oltre 300 milioni di fondi europei, e produrrà batterie al litio-ferro-fosfato per 50 GWh l’anno. Il cantiere dovrebbe chiudersi entro marzo 2028.
In tutto fanno 164 GWh l’anno, non ancora tutti disponibili. Per scegliere le nuove sedi CATL guarderà alla vicinanza dei costruttori di auto, alla disponibilità di energia, alla presenza di personale qualificato e alla logistica. Secondo Shen, nei primi nove mesi di quest’anno la quota di auto elettrificate in Europa è arrivata al 35 %, contro il 29 % dell’anno scorso. Dopo le auto, ha spiegato, la domanda arriverà dagli accumuli di energia per la rete elettrica e poi dai veicoli commerciali.
Settemila punti di controllo
Il problema è che in Europa l’industria delle batterie parte praticamente da zero. Non mancano gli operai e nemmeno le singole competenze, ha spiegato Shen. Manca chi sappia mettere insieme chimica, ingegneria elettrica e meccanica e affidabilità, che in una fabbrica di batterie lavorano tutte insieme. Per controllare la qualità delle celle, CATL segue oltre 7.000 punti di controllo lungo il processo produttivo, e all’inizio servono lavoratori molto esperti che poi formino il personale locale. CATL collabora con università e centri di formazione professionale, e secondo Shen servono in media due o tre anni.
È questo il motivo per cui l’azienda porta in Europa lavoratori dalla Cina, come ha fatto per avviare il cantiere spagnolo, con circa 2.000 persone, una scelta che lo scorso anno aveva suscitato polemiche. Shen esclude che c’entri il costo del lavoro europeo, già noto al momento di decidere gli investimenti: gli esperti cinesi servirebbero solo a trasferire le competenze. Come esempio cita la fabbrica tedesca, dove dopo tre anni oltre il 90 % del personale è assunto localmente e meno del 10 % viene dalla Cina. In Germania CATL lavora anche con oltre 1.000 fornitori europei, che coprono più della metà degli acquisti locali.
FONTE: fDi Intelligence
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.



