Piani industriali

BYD vuole tre fabbriche e una gigafactory in Europa, ma l’Italia resta fuori


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22 fa - Spagna e Francia le principali candidate per i prossimi impianti.

BYD punterebbe a tre stabilimenti auto e una fabbrica batterie in Europa nel lungo periodo, con Spagna e Francia favorite.
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BYD prepara una nuova fase della propria espansione industriale in Europa. Il costruttore cinese punta, nel lungo periodo, ad avere nel Vecchio Continente tre stabilimenti per la produzione di automobili e a una fabbrica di batterie, con Spagna e Francia tra i Paesi in corsa per ospitare il prossimo impianto. A Torino, dove BYD ha appena aperto un nuovo spazio commerciale Denza (il secondo in Italia dopo quello di Bologna) l’advisor europeo Alfredo Altavilla ha delineato una strategia che per ora lascia l'Italia ai margini sul fronte produttivo.

Acquisire, non costruire da zero

La strategia dichiarata da Altavilla privilegia l’acquisizione e la riconversione di impianti già esistenti piuttosto che la costruzione ex novo, con Spagna e Francia indicate tra le location preferite per il secondo stabilimento. «Nel lungo periodo avremo bisogno di tre stabilimenti di assemblaggio e uno stabilimento per le batterie», ha dichiarato Altavilla, precisando subito dopo: «Ovviamente non è qualcosa che accadrà da un giorno all’altro», ma «è chiaro che, per raggiungere i target di volume che abbiamo in mente, rispettando al tempo stesso le normative europee, è quello di cui avremo bisogno». Sulla scelta tra priorità al terzo stabilimento auto o alla fabbrica delle batterie, Altavilla aveva già detto in precedenza che il costo dell’energia peserà molto sulla decisione.

Sul tavolo c’è anche la bozza di Industrial Accelerator Act dell’Unione Europea, che fisserebbe una soglia di circa il 70% di contenuto locale come condizione per accedere a sussidi e appalti pubblici. Non si tratta ancora di un obbligo di produzione, ma il testo rafforza comunque le ragioni per produrre in Europa sia le vetture sia le batterie.

Il ruolo dell’Italia

Tra le location indicate da Altavilla per il secondo stabilimento, l’Italia non c’è. Un anno fa, a una conferenza a Milano, lo stesso Altavilla aveva dichiarato che era «difficile immaginare» una fabbrica in paesi «non amici delle auto cinesi», ricordando che il nostro Paese aveva sostenuto i dazi UE sui veicoli elettrici cinesi.

A maggio, la vicepresidente esecutiva Stella Li aveva comunque detto che BYD era in trattativa con Stellantis e altri costruttori per rilevare fabbriche sottoutilizzate in Europa, Italia inclusa, quindi la porta non è del tutto chiusa se si tratta di impianti esistenti. Li ha però escluso la formula della joint venture: «Un accordo di joint venture non funzionerebbe per l'azienda», ha dichiarato. BYD vuole mantenere processi e piattaforme interamente sotto il proprio controllo.

FONTE: Eletric Vehicles News

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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.

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