Le auto di oggi hanno una sempre più una dimensione informatica. Dipendono per molte funzioni (alcune anche essenziali) dal software più che dalla meccanica. C’è però una buona probabilità che l’auto viva più a lungo del supporto che il costruttore garantisce a quel software. Il rischio non è che l’auto smetta di funzionare. È che il proprietario perda funzioni, magari proprio quelle per cui l’aveva scelta. Il tema pesa di più perché le auto costano sempre di più e si tengono (anche per i costi elevati) sempre più a lungo.
Non è un’ipotesi, è già successo
I casi non mancano. Nel 2024, nel Regno Unito, alcune funzioni delle prime Nissan Leaf sono state disattivate, tra cui la possibilità di programmare la ricarica dall’app, utile per sfruttare le tariffe elettriche notturne. Il motivo era lo spegnimento della rete 2G britannica. Negli Stati Uniti, nel 2022, lo spegnimento della rete 3G dell’operatore AT&T ha lasciato milioni di auto senza alcuni servizi, compresa la chiamata di soccorso. Poi c’è Tesla. Elon Musk ha confermato che le auto con Hardware 3non potranno avere la guida autonoma senza supervisione (dopo aver sostenuto a lungo il contrario). Ai proprietari sono stati proposti un aggiornamento dell’hardware o una permuta a prezzo scontato.
Il caso eCall
C’è un esempio che tocca molte più persone, anche in Italia. È l’eCall, il sistema obbligatorio sulle auto nuove europee che in caso di incidente chiama da solo il 112. Nella sua versione originale si appoggia alle reti 2G e 3G, che gli operatori telefonici stanno spegnendo. Uno studio realizzato per la Commissione europea dalla società LS Telcom stima che senza interventi circa 64 milioni di veicoli nell’UE potrebbero perdere la funzione eCall. Il motivo sono gli spegnimenti delle reti, decisi da ogni Paese con tempi diversi e senza coordinamento. Soluzioni da montare in un secondo momento sulle auto già in circolazione non sono previste prima del 2030.
Le regole che mancano
Per smartphone e tablet l’Unione europea e alcuni Paesi hanno già stabilito per quanto tempo i produttori devono garantire il supporto. Per le auto no. Esistono due regolamenti delle Nazioni Unite su sicurezza informatica e aggiornamenti dei veicoli, ma non dicono nulla sulla durata del supporto. Le norme dovrebbero imporre un numero minimo di anni di supporto, e magari obbligare i costruttori a permettere aggiornamenti da parte di terzi invece di spegnere tutto? Le conseguenze riguardano anche l’usato. Il valore di un’auto di seconda mano potrebbe presto dipendere da quanto supporto software le resta, e chi compra un’auto usata o d’epoca rischia di trovarsi con un veicolo che nessuno aggiorna più.
FONTI: Carscoops – Commissione europea
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.



