Se c’è una cosa che in Opel sanno fare maledettamente bene, quella è la seduta. Gli interni della nuova Grandland puntano tutto su una ricetta collaudata ma sempre efficace, con i sedili certificati AGR a fare da protagonisti. Belli da vedere? Decisamente, grazie a un look sportivo e a fianchetti così pronunciati che sembrano volerti abbracciare.
E non è solo scena: quando la strada inizia a curvare, ti tengono lì, fermo, senza troppi complimenti. Se poi punti alla top di gamma con regolazione elettrica, puoi persino gestire la larghezza dei fianchetti tramite l'infotainment: li stringi se vuoi sentirvi pilota, li allarghi se cerchi il relax.
La vera chicca, però, è la seduta leggermente ribassata al centro per scaricare la pressione sul coccige. Può sembrare un dettaglio da fisioterapisti, ma ti assicuro che dopo tre ore di viaggio la tua schiena ringrazierà sentitamente.

Questione di centimetri (e di motori)
Lo spazio a bordo non manca affatto per quattro adulti, merito di un passo generoso che nasconde una piccola curiosità tecnica: non è uguale per tutte le Grandland. Se scegli la versione a batterie, l’interasse si ferma a circa 2,78 metri, mentre le ibride arrivano a toccare i 2,80 metri.
Il pavimento è piatto, il che è un’ottima notizia per il quinto passeggero, anche se deve fare i conti con un mobiletto centrale un po’ ingombrante: diciamo uno a uno e palla al centro.
Capitolo bagagliaio: i 550 litri sono una garanzia per le ferie in famiglia, ma se scatta la ''spedizione punitiva'' all’IKEA, abbattendo i sedili si ottengono 1.645 litri e un piano di carico largo un metro. In pratica, puoi caricarci un pallet senza troppi sforzi.

Luci e ombre: tra riciclo e plastica
Al primo sguardo, l'abitacolo fa una gran figura. Opel ha usato tessuti riciclati al 100% per rivestire i pannelli porta anteriori, regalando una sensazione di morbidezza al tatto davvero piacevole.
Peccato che l'entusiasmo si spenga un po' spostandosi dietro: la parte più alta dei pannelli delle porte posteriori è lasciata a nudo, con plastica rigida a vista che rende l'ambiente meno curato. Altra piccola nota stonata? La palpebra della plancia in finto carbonio: bella da vedere, ma al tocco suona un po' leggerina.

Tecnologia razionale e un vano che merita un nome tutto suo
La plancia è dominata da uno schermo da 16 pollici (sulle versioni più ricche) che si sviluppa in orizzontale: è lì, a portata di mano, ma non copre la visuale.
La buona notizia è che Opel non ha ceduto alla moda del ''tutto touch'': i comandi fisici per clima e audio sono ancora lì, benedetti, così come l'head-up display che ti permette di tenere gli occhi dove servono: sulla strada.
C’è però una cosa che mi ha fatto sorridere (in positivo): il Pixel Box. È un vano semitrasparente per lo smartphone dove il telefono si ricarica senza cavi. Lo vedi, sai che c’è grazie alla plastica fumé, ma il coperchio ti toglie la voglia di toccarlo mentre guidi.
Silenziosa (grazie ai vetri stratificati) e ben ammortizzata per via di sospensioni FSD, che si adeguano alle sollecitazioni, la Grandland ha una piccola pecca nella ventilazione un po’ troppo diretta: su un'ammiraglia di questo calibro avrei preferito flussi d'aria più diffusi e meno pungenti.
C'è di buono che le bocchette laterali sono ben collocate sui pannelli porta ed è facile regolarle per rimanere fuori tiro dai getti d'aria. Scopri di più sulla Opel Grandland nella prova completa della versione Hybrid a trazione anteriore.




