Autore:
Simone Valtieri

RASSEGNAZIONE C'era un'espressione ieri sul volto di Valentino Rossi, inquadrato dalle sadiche telecamere assieme a Vinales e Dovizioso dopo l'epilogo anticipato del loro Gran Premio della Catalunya, stesi tutti e tre come birilli in una perfetta partita di Bowling dalla moto senza controllo di Jorge Lorenzo, ed era la rassegnazione. Rassegnazione condita da una buona dose di sconforto, e di rammarico per quello che poteva essere e che non sarà, a meno di miracoli che nello sport avvengono di rado.

FOLLE SOGNO Vincere il titolo a 40 anni era il folle sogno di Valentino, un sogno mai raccontato e mai evidenziato ma che appariva nitido nel vedere l'attitudine con la quale aveva approcciato la stagione, e nell'osservare la meticolosità e l'esperienza con cui lavorava con il suo team sulla mai perfetta Yamaha M1 di questa stagione. Per raggiungere questo incredibile traguardo Rossi, impossibilitato a rivaleggiare ad armi pari con un Marquez che per quanto dominante è ancora poco più che un ragazzino, poteva fare una sola cosa, essere costante.

BRUSCO RISVEGLIO Ma i due zeri del Mugello e di Barcellona, conditi da tantissima sfortuna, pesano come un macigno che trascina in fondo al mare le sue oneste ambizioni. 68 punti da recuperare in classifica, sebbene manchino ancora 12 gare da disputare, sono troppi, e lo mettono in una condizione analoga a quella di Sebastian Vettel e della Ferrari in Formula 1. Serviva un pizzico di fortuna che purtroppo è mancata del tutto.

INIZIO PROMETTENTE Eppure le prime gare, a differenza dei colleghi di Maranello, erano andate veramente bene: il quinto posto del Qatar non ere stato un brutto risultato, poi erano arrivati i due secondi posti di Argentina e Austin, dove Marquez era addirittura caduto e Valentino gli era davanti in classifica. Nella sempre ostica Jerez erano stati limitati i danni con un sesto posto, così come a Le Mans, dove era stato ancora nettamente il migliore in sella a una Yamaha. A quel punto erano appena 18 i punti di ritardo da Marquez, e stavano per giungere le gare preferite da Rossi. Ma come nella vita, è proprio quando ti senti più sicuro che arriva l'imprevisto in grado di sgretolare tutte le certezze.

EPILOGO SCONFORTANTE A casa Rossi, al Mugello, gli bastava terminare quel maledetto giro in FP3 in cui stava tirando fuori dal cillindro un tempo ottimo, nonostante le tantissime difficoltà di assetto palesate nelle due sessioni di libere precedenti, un tempo che gli avrebbe concesso di partire tra i primi dieci delle qualifiche, e sicuramente di iniziare una gara diversa. Invece l'errore alla Bucine, l'ultima curva della pista toscana, ha avuto un deflagrante effetto farfalla che l'ha relegato in Q1, da cui sono scaturite la 18° posizione in griglia, la pessima partenza, l'errore, la caduta.

SFORTUNA -43 da Marquez, ma non era ancora l'ora di arrendersi. A Barcellona, altra pista con cui Rossi ha un feeling magico, stava andando tutto benissimo fino a quel, ancora maledetto, terzo giro. A differenza del Mugello però, qui Valentino non aveva alcuna responsabilità, e la sfortuna gli si è scagliata addosso sotto forma di una Honda arancione con il numero 99 stampato sulla carena, travolgendo lui e tutti i suoi sogni di gloria.

PER LA GLORIA Ora c'è Assen, un'altra pista su cui Rossi può dire tanto, proprio laddove due anni fa vinceva la sua ultima gara in MotoGP. Valentino potrebbe addirittura tornare a vincere, non sarebbe senz'altro un pronostico azzardato, ma a meno di imponderabili coincidenze, d'ora in poi il vecchio campione potrà correre solo per la gloria e per singole soddisfazioni, non più per quel sogno pazzo che serbavano nel cuore lui e una quella marea gialla di tifosi che scaramanticamente non ne parlava, ma che ci credeva. Eccome se ci credeva.


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