Dimentica per un attimo i simulatori ultra-tecnologici, i flap in carbonio e le strategie da muretto. Per una volta, Carlos Sainz e Lando Norris sono tornati alle origini. Ma non nel senso letterale del termine: i due ''Carlando'', amici-nemici nel paddock della F1, si sono messi al volante di un secolo di storia del karting.
Un viaggio nel tempo — rigorosamente di traverso — per capire come sia cambiata la velocità, dai ''trespoli'' in ferro degli anni '50 ai mostri moderni che portano i loro nomi. Mettiti comodo, perché c’è da divertirsi.

Gli anni ’50: quando frenare era un’opinione
Si parte dal 1959. Il pezzo da museo è un Villiers 7F Twin Engine, un aggeggio che definire kart richiede una certa dose di coraggio. Niente aerodinamica, seduta che sembra un rialzo per bambini dal parrucchiere e una dinamica di guida... fisica. Molto fisica.
Qui non serve il setup, serve buttarsi fuori dal sedile in curva per non cadere dal sedile. “Piegati o voli fuori!”, scherza Lando. Carlos, però, non si fa pregare e stampa un 59”6 che mette subito le cose in chiaro: anche su un ferro vecchio, lo spagnolo non vuole perdere.
L’epoca d’oro: dai ’70 ai ’90 (sulle tracce di Senna)
Salendo con i decenni, la musica cambia. Negli anni ’70 appare la replica del DAP di Ayrton Senna. Qui si comincia a fare sul serio: sedili che offrono un minimo di supporto laterale e motori che iniziano a urlare. Si scende a 51 secondi. Ma è con il Birel Parilla dell'89 e il CRG Super Formula Ray del '96 che la sfida diventa incandescente.
Qui entriamo nel territorio della ''ignoranza'' pura (nel senso buono, s’intende): motori che girano altissimi, odore di miscela e tempi che crollano. I 42 secondi diventano un muro quasi invalicabile. Carlos gode come un riccio: “I kart anni '80 e '90 erano il top”. Ed è difficile dargli torto: leggeri, nervosi, spaccaschiena.

Modernità vs romanticismo: il verdetto del cronometro
Arriviamo ai giorni nostri. Passando per i telai del 2010 (più larghi, più sicuri, ma paradossalmente meno ''agili'' nel feeling secondo i due piloti), si giunge al gran finale: i modelli 2026 prodotti proprio dai due alfieri della F1, il CS (Sainz) e l’LN (Norris).
La tecnologia moderna offre stabilità, freni che mordono davvero e una fluidità di guida sconosciuta ai loro antenati. Carlos ferma il cronometro su un ottimo 41”4, lamentando però una mescola un po’ dura. Ma l’ultima parola spetta a Lando: con un giro aggressivo, sollevando la ruota interna sui cordoli, scende fino a un incredibile 40”9.
Chi vince? Il cronometro dice Norris, ma il cuore di entrambi sembra essere rimasto a metà strada, tra l'odore di olio bruciato degli anni '90 e quel senso di pericolo degli albori. Un video da non perdere per chiunque abbia mai sognato di fare un giro in pista ''alla vecchia maniera''. Guarda il video della sfida qui sotto:



