F1, Guardia di Finanza indaga su tasse evase dai team stranieri
Formula 1

Fisco e Formula 1: la Guardia di Finanza accende i fari sui compensi dei piloti


Avatar di Alessio Ricci, il 21/04/26

1 ora fa - Le Fiamme Gialle hanno nel mirino alcuni team esteri di Formula 1

Le Fiamme Gialle avviano accertamenti sui team esteri: al centro dell'indagine le tasse non versate durante i GP a Monza e Imola

Mentre la Formula 1 si appresta a terminare la lunga pausa di aprile innescata dalla cancellazione delle gare in Bahrain e Arabia Saudita, fuori pista c'è un GP della burocrazia che potrebbe costare carissimo alle scuderie che non hanno la loro sede principale in Italia, cioè tutte quelle che non sono Ferrari e Racing Bulls. Secondo quanto riportato nei giorni scorsi dal Resto del Carlino, la Guardia di Finanza di Bologna ha infatti avviato una serie di accertamenti amministrativi per fare chiarezza sulla posizione fiscale dei piloti stranieri che gareggiano sul suolo italiano. L'ipotesi al vaglio è pesante: centinaia di milioni di euro che mancherebbero all'appello dell'Erario.

Scuderie di F1 come sostituti d'imposta?

La questione tecnica ruota attorno alla natura del rapporto di lavoro dei piloti di Formula 1, inquadrati come lavoratori autonomi. Secondo la normativa vigente, i compensi percepiti per le prestazioni effettuate in Italia (ovvero i weekend di gara a Monza, Imola o Mugello) dovrebbero essere tassati nel nostro Paese, indipendentemente dalla residenza fiscale del pilota.

Le scuderie, agendo come committenti, ricoprono il ruolo di sostituto d'imposta: spetterebbe a loro, dunque, operare la ritenuta alla fonte e versare il dovuto al Fisco italiano. Gli accertamenti delle Fiamme Gialle bolognesi, nati da un esposto dell'avvocato Alessandro Mei, mirano a verificare se questa prassi sia stata sistematicamente disattesa dai team con sede all'estero.

Un fronte comune tra le Corti dei Conti

L'indagine bolognese non è un fulmine a ciel sereno, ma si inserisce in un solco già tracciato dalle magistrature contabili di Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, regioni che ospitano i principali autodromi nazionali. L'avvocato Mei, che ha recentemente esteso la segnalazione anche alla Corte dei Conti del Lazio in riferimento alla Formula E, sottolinea come la questione sia di rilevanza milionaria.

''È un principio pacifico quello secondo cui, chi produce reddito in Italia, deve dichiararlo nel nostro Paese'', spiega il legale, basandosi sul lavoro di ricerca del commercialista Emilio De Santis. Una tesi che era già approdata in Parlamento nel 2020 con un'interrogazione al Ministero dell'Economia, volta a monitorare l'efficacia della riscossione sulle prestazioni degli sportivi stranieri nell'ultimo quinquennio.

Cosa rischia il sistema F1?

Al momento, comunque, è bene precisare che l'attività di indagine è in fase embrionale e limitata al campo amministrativo, tanto che non risulterebbero inchieste penali sul tema. Tuttavia, se l'irregolarità venisse accertata, le scuderie coinvolte potrebbero trovarsi di fronte a cartelle esattoriali piuttosto ingenti. Diversa è invece la posizione delle scuderie già formalmente italiane e cioè la Ferrari e la Racing Bulls, che avendo sede legale in Italia già versano i contributi e pagano le tasse nel nostro Paese.

In un'epoca in cui la Formula 1 cerca di standardizzare i processi finanziari anche attraverso il budget cap, questa tegola fiscale italiana potrebbe rappresentare un precedente spinoso per l'intera gestione economica dei grandi team internazionali che operano oltre confine.

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Pubblicato da Alessio Ricci, 21/04/2026
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