E dopo tre Gran Premi, la FIA interviene, mettendo fine a una zona grigia del regolamento tecnico che aveva sin da subito iniziato a far discutere nel paddock della Formula 1. Alcuni team, in particolare Mercedes e Red Bull, avevano trovato un modo per sfruttare una funzione prevista per la sicurezza trasformandola in un piccolo vantaggio prestazionale durante le qualifiche. In cosa consisteva il trucchetto? Il principio alla base è quello della gestione dell’energia elettrica: quando la batteria si scarica, la normativa impone una riduzione progressiva della potenza per evitare cali improvvisi, potenzialmente pericolosi. Tuttavia, spegnendo deliberatamente il sistema elettrico pochi istanti prima del traguardo, le monoposto riuscivano a mantenere la massima spinta fino alla fine del giro veloce, evitando quella fase di “calo controllato” prevista dal regolamento.
Come funzionava il vantaggio nascosto
Nel dettaglio, il sistema coinvolto è l’MGU-K, quello che affianca il propulsore termico e che, nella generazione attuale di power unit, ha un peso prestazionale sempre più rilevante. La strategia consisteva nel disattivarlo volontariamente appena prima della linea del traguardo, sfruttando una modalità software pensata per le emergenze tecniche. In questo modo i piloti potevano beneficiare di una potenza piena fino all’ultimo metro del giro, evitando la riduzione graduale imposta dal regolamento e guadagnando un margine stimato tra i 50 e i 100 kW rispetto ai rivali. Il “costo” dell’operazione – restare senza sistema elettrico per circa un minuto – non rappresentava un problema in qualifica, quando il giro è ormai concluso e si rientra ai box senza necessità di generare ulteriore prestazione.

I rischi e la protesta dei rivali
Il tema è esploso definitivamente dopo alcuni episodi che hanno acceso i riflettori sulla sicurezza. In diverse occasioni, monoposto coinvolte in questa procedura hanno rallentato drasticamente nel giro di rientro, arrivando a procedere a velocità molto basse o addirittura a fermarsi in pista. Situazioni che hanno creato potenziali pericoli per gli altri piloti, soprattutto in fasi di traffico o con visibilità ridotta. Da qui la richiesta di chiarimenti da parte di alcuni team rivali, con la Federazione che ha analizzato i dati telemetrici per capire se l’utilizzo fosse conforme allo spirito della norma.
La stretta FIA: cambia tutto
La risposta della FIA è stata netta: da ora in avanti, lo spegnimento dell’MGU-K sarà consentito esclusivamente in presenza di un reale problema tecnico. Qualsiasi utilizzo “strategico” verrà considerato irregolare e potrà portare a sanzioni. I controlli saranno effettuati attraverso l’analisi dei dati raccolti in tempo reale, così da distinguere un guasto autentico da un’azione deliberata. Una mossa che chiude definitivamente una delle interpretazioni più controverse della stagione e che, di fatto, ristabilisce un equilibrio tra le squadre. Almeno sotto questo punto di vista.



