È come se oggi in Francia circolasse un parco auto ''parallelo'': circa un milione di veicoli immatricolati in modo fraudolento, pari all’1,7% dell’intero Paese. Un milione: come il volume di vendite di oltre un semestre.
Un numero che fa impressione e non parliamo di hacker russi o di un colpo di genio criminale, ma del sistema di registrazione auto ufficiale, privatizzato nel 2017 e diventato, col tempo, un formaggio Emmental digitale.
In Italia la notizia non è circolata molto sui media mainstream: proviamo a rimediare, interrogando la stampa locale.

L’idea, all’inizio, era pure buona: chiudere gli sportelli, digitalizzare tutto, affidare ai professionisti l’accesso diretto al database SIV (l'agenzia statale per l'immatricolazione dei veicoli).
Risultato: 300 aziende fantasma hanno ottenuto credenziali ufficiali e hanno iniziato a sfornare carte grise (il certificato di immatricolazione) come fossero brioche. Documenti perfettamente validi per la polizia, ma riferiti a proprietari inesistenti, garage che non esistono e indirizzi che portano dritti a un buco nero amministrativo.
Il danno economico è enorme: oltre 550 milioni di euro bruciati tra tasse non pagate, multe evaporate e veicoli rubati ripuliti con un colpo di clic.
Ma il problema più grave è un altro: un’auto “invisibile” è un’auto che non risponde a nulla. Niente punti patente, niente responsabilità, niente tracciabilità. Un biglietto per l’impunità che ha attirato di tutto: furbetti delle multe, trafficanti, riciclatori di veicoli.

La Cour des Comptes, che ha scoperchiato il vaso, parla chiaro: lo Stato ha mollato il volante troppo presto. Servono controlli veri, verifiche periodiche sugli operatori ad alto volume, filtri informatici che impediscano a una “scatola postale” di registrare migliaia di auto in poche ore. E soprattutto, serve tornare a un principio base: fidarsi è bene, ma verificare è obbligatorio.
La morale? Forse è questa: quando digitalizzi senza presidiare, non ottieni efficienza. Ottieni un’autostrada a pedaggio gratuito per chi vuole sparire alla legge.
Fonti: Les Echos, France24, Le Figaro



