Toyota sta pensando a una fotocamera capace di capire cosa interessa al conducente semplicemente seguendone lo sguardo. Qualcosa che sembra richiamare la soluzione valutata da Hyundai per attivare le funzioni dell’auto con un semplice gesto del dito. In questo caso, invece, l’idea è quella di permettere di fotografare un panorama, un cartello stradale o qualsiasi altro elemento lungo la strada senza dover prendere in mano lo smartphone. Nel brevetto che descrive questa soluzione, però, c’è un dettaglio decisamente più curioso. Tra le informazioni che il sistema potrebbe utilizzare per capire cosa fotografare compaiono anche la cronologia di navigazione e alcuni dati sanitari presenti sul telefono.
Ma perché?
Più che una “semplice” fotocamera controllata con gli occhi questo sistema potrebbe incrociare ciò che il conducente guarda con informazioni sulle sue abitudini e sui suoi interessi, aprendo un tema delicato sul fronte della privacy.
A cosa servirebbe

Si guarda qualcosa fuori dal finestrino, si pronuncia un comando vocale (tipo «fotografa quel cartellone») oppure si preme un pulsante al volante, e il sistema calcola la direzione dello sguardo per orientare la telecamera esterna verso il punto di interesse.
Lo scatto non viene salvato a bordo, ma trasferito su un dispositivo mobile collegato, pronto per essere rivisto una volta parcheggiati. Il sistema accetta anche istruzioni permanenti. Toyota fa l’esempio di «se vedi auto d’epoca, scatta una foto», utile, tra i tanti scenari possibili, durante un raduno o un evento a tema.
Le funzioni descritte nel brevetto vanno oltre il semplice scatto di una foto. Ogni immagine verrebbe taggata con dati di posizione, per ritrovare in seguito il punto esatto. Usando due o più telecamere contemporaneamente, il sistema potrebbe anche ricostruire una vista tridimensionale dell’oggetto inquadrato. E c’è una funzione che richiama da vicino Google Lens: il sistema riconoscerebbe l’oggetto fotografato e restituirebbe informazioni utili, come provenienza e prezzo.
C’è però dell’altro. Il sistema potrebbe collegarsi ai dati sanitari e alla cronologia di navigazione dello smartphone del conducente per decidere autonomamente cosa fotografare. L’esempio citato è quello legato al fatto se il telefono contiene indicazioni mediche a camminare di più, il sistema mapperebbe silenziosamente dove si concentrano i pedoni lungo il tragitto abituale, suggerendo poi luoghi adatti a una passeggiata.
Inoltre il sistema userebbe anche i cosiddetti “interessi dedotti” del conducente, cioè pattern di comportamento e di consumo, per fotografare oggetti coerenti con quegli interessi. Un esempio potrebbe essere quello di una pubblicità vista di recente sui social potrebbe essere “rinforzata” nella realtà, spingendo il sistema a fotografare prodotti simili incrociati durante il tragitto.
È un’applicazione che sposta ulteriormente il discorso dalla comodità alla profilazione pubblicitaria. Non si tratta più solo di scattare una foto su richiesta, ma di un sistema che osserva le abitudini del conducente (sia dentro sia fuori dall’auto) per orientarne le scelte.
Il punto, quindi, diventa un altro. La tecnologia qui non è al servizio della guida, ma di un’attività commerciale. Con tutti i problemi non tanto etici quanto pratici sull’accesso a dati sensibili e la scelta di un software di fotografare elementi che ritiene utili, ma per scopi non necessariamente condivisi dall’utente.
FONTI: Car and Driver – Autoblog
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.



