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Quando Kimera ha iniziato a far circolare le prime foto teaser della K39, l’idea che ci eravamo fatti tutti – noi di MotorBox compresi – era piuttosto lineare: l'ennesima evoluzione della stirpe Lancia 037 estremizzata a un livello tale da poter digerire i tornanti della Pikes Peak.
Oggi, sul palcoscenico di Villa d’Este, Luca Betti ha sparigliato le carte in tavola. La K39 non è (solo) un mostro da cronoscalata; è la prima vera hypercar stradale del marchio piemontese. E sotto il vestito nasconde un colpo di scena tecnico che nessuno si aspettava.

Il cuore svedese che non ti aspetti
Diciamocelo chiaramente: la vera sorpresa è sotto il cofano. Fino a ieri, indiscrezioni su un V8 erano solo rumor, mentre l'ipotesi ritenuta più probabile era il 3.0 litri V6 biturbo ITV6 di Italtecnica, con un potenziale massimo di 750 CV.
Invece Betti e il suo team hanno puntato ben più in alto, stringendo un'alleanza strategica con Koenigsegg, che nobilita la K39, ne innalza drasticamente le performance e rafforza ulteriormente il prestigio e la credibilità del brand Kimera nel gotha delle hypercar.
La K39 è dunque spinta da un V8 biturbo da 1.000 CV a 7.350 giri/min e 1.200 Nm di coppia massima, capace di urlare fino a 8.250 giri.
Christian von Koenigsegg e i suoi ingegneri hanno messo mano al loro sistema di sovralimentazione, ridimensionandolo e alleggerendolo, per adattarlo alla filosofia di Kimera: meno brutalità, più prontezza di risposta e feeling analogico al pedale del gas.
Il bello è che si tratta di un motore perfettamente civilizzato, in regola con le normative sulle emissioni globali, costantemente monitorato via cloud e aggiornabile da remoto con la tecnologia over-the-air.

Addio al prefisso ''EVO'': ora si fa sul serio
Fino a ieri, il gioco di Kimera consisteva nel dialogare con il passato dei rally, aggiornandolo. Oggi quel gioco si evolve. Noterai che sparisce la dicitura ''EVO'': questa macchina si chiama K-39 (K come Kimera, 39 come numero progressivo del progetto).
Significa che non siamo di fronte al restomod di qualcosa di già esistente, ma a un’auto totalmente inedita e autonoma. Se l'ispirazione delle forme strizza ancora l'occhio agli anni Ottanta, lo sguardo si sposta dai rally alle piste del Mondiale Marche.
La silhouette è lunga, tesa, dominata da una scultura tecnica al posteriore con un enorme alettone. Davanti, invece, i flussi vengono gestiti da un sistema S-duct, una soluzione che arriva dritta dal motorsport moderno.
A dare un ulteriore tocco di credibilità nostrana al progetto c'è anche un costante dialogo tecnico e di scambio di idee con Dallara, che di vetture endurance ''qualcosa mastica'', per usare un eufemismo.

C'è pure la stradale ''vestita'' per la Pikes Peak
Una delle promesse della K39 è che la vedremo correre alla famosa cronoscalata Pikes Peak, nella ''Race to the Clouds'' in Colorado: il programma sportivo è confermato e difenderà la causa dei motori puramente endotermici. Ma il bolide italiano nasce anche per poter essere guidato su strada: non è una creazione esclusivamente da pista o da corsa.
La produzione della K39 sarà rigorosamente in tiratura limitata a un prezzo che per ora non è stato comunicato (e, per la cronaca, oltre venti esemplari sono già stati venduti a scatola chiusa prima del debutto).
Per i primi dieci clienti che hanno firmato l'assegno al buio, Kimera ha pensato a una speciale configurazione Pikes Peak. Si tratta di un allestimento stradale che però include un pacchetto aerodinamico estremo e appendici specifiche per un impiego ancora più gratificante nei track-day.
Se non sei tra i fortunati passati da Villa d'Este o da Villa Flori (rinominata per l'occasione ''Villa Kimera'') in questo weekend, per vedere la K39 dal vivo ti toccherà aspettare il roadshow internazionale: la nuova Kimera passerà da Spa-Francorchamps, Goodwood, Pebble Beach e Las Vegas nel corso dell'anno. E si preannuncia un vero spettacolo.
Giornalista dal ’97, nella sua carriera Emanuele si è occupato di motori a 360 gradi, svolgendo anche il ruolo di tecnico e pilota collaudatore per Maserati e Alfa Romeo. Di MotorBox è l’anziano, il riferimento per tutti e non solo mentre siede alla scrivania: se un collega sta poltrendo, se ne accorge anche mentre è impegnato in una prova in pista a centinaia di chilometri. Ama le auto ma adora le moto, e in fatto di tecnologia è sempre un passo avanti. Proprio come a tavola: quantità e qualità.












