Negli Stati Uniti c’è un problema con il tettuccio panoramico in vetro delle auto. Un componente che, oltretutto, è tra i più richiesti negli ultimi anni. Più della metà delle auto prodotte oggi per il mercato americano monta, infatti, un tetto in vetro. Cosa succede? Esplode. Non in senso figurato del termine, ma il pannello si frantuma di colpo (spesso senza alcun impatto visibile) con un rumore che sembra quello di uno sparo o un’esplosione. E non riguarda un singolo marchio.
Un fenomeno diffuso
Secondo un’analisi del Wall Street Journal, nel 2026 sono già quasi 500 i reclami per tettucci frantumati arrivati alla National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA). Seguendo questo ritmo il rischia è di superare i 550 di tutto lo scorso anno. Negli ultimi tre anni il fenomeno ha coinvolto oltre 200 modelli prodotti da 17 case automobilistiche diverse. Non è, quindi, un problema di un marchio o di un modello.
Uno studio di Consumer Reports, condotto nel 2017 su oltre vent’anni di reclami NHTSA, aveva già individuato casi di tettucci frantumati su 208 modelli diversi, appartenenti a 35 case automobilistiche, a ennesima conferma che il problema non è mai stato legato a un singolo marchio. I dati più recenti confermano che la tendenza non si è esaurita.
Sette anni di indagine, nessuna risposta
Il lato più sorprendente della vicenda è che nessuno ha ancora trovato una spiegazione definitiva. NHTSA aprì un’indagine sulla Kia Sorento nel 2013, arrivando a esaminare circa 10 milioni di veicoli e circa 4.000 fratture segnalate nell’arco di sette anni, ma senza trovare prove sufficienti di un difetto di sicurezza sistemico.
Le recenti cause legali non hanno rafforzato l’ipotesi del difetto di fabbrica. Una class action contro Kia è stata respinta lo scorso maggio dopo quasi dodici anni di contenzioso, mentre un caso analogo contro Mercedes-Benz è caduto a luglio per insufficienza di prove, con la Casa tedesca che sostiene un tasso di rottura dello 0,0086%. Nissan, dal canto suo, affronta ancora una causa collettiva in quattro stati, pur dichiarando un tasso di guasto complessivo inferiore allo 0,2%.
Ma perché il problema riguarda solamente il tetto in vetro e non, per esempio, il parabrezza (o il lunotto posteriore)? Per due motivi. Innanzitutto perché sono realizzati con materiali diversi (vetro stratificato il parabrezza e vetro temperato il tetto). Ma poi per una differente regolamentazione. Negli USA il parabrezza deve rispettare lo standard federale FMVSS 205, che impone limiti precisi alla quantità di luce che può attraversarlo perché rientra nel campo visivo del conducente. Per il tetto in vetro, invece, le regole sono diverse. In una lettera del 2006, la NHTSA ha chiarito che questa superficie non è necessaria per la visibilità durante la guida e potrebbe persino essere resa completamente opaca.
Il vetro del tetto viene quindi considerato soprattutto un elemento strutturale e deve rispettare lo standard tecnico ANSI Z26.1. Il controllo, però, è affidato agli stessi costruttori, che devono autocertificare la conformità senza un test obbligatorio da parte di un ente indipendente prima della vendita.
Un problema più diffuso nelle auto recenti
L’analisi di Consumer Reports ha rilevato che circa il 71% degli 859 reclami NHTSA esaminati riguarda modelli prodotti dal 2011 in poi, in linea con la diffusione crescente dei tetti panoramici di grandi dimensioni.
Secondo l’indagine NHTSA, piccoli sassi possono creare danni quasi invisibili nel vetro temperato, che cede solo più tardi, sotto lo stress accumulato nel tempo. A questo si aggiungono graffi, danni ai bordi, sbalzi termici e, più raramente, contaminanti da solfuro di nichel introdotti durante la produzione del vetro. L’esplosione può quindi sembrare del tutto casuale, anche se la causa reale risale a settimane o mesi prima.
FONTE: The Wall Street Journal
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.



