È in corso un profondo cambiamento in McLaren. Un cambiamento che sappiamo interesserà l’intera gamma e che ha già portato a un nuovo logo. Ora emerge la notizia che la settimana scorsa il marchio britannico ha depositato nel Regno Unito e nell’Unione europea due marchi. I nomi scelti, che richiamano le origini del fondatore, aprono diverse suggestioni.
Remuera e Muriwai
Il primo è Remuera, il quartiere di Auckland dove Bruce McLaren è cresciuto. Il secondo è Muriwai, la spiaggia dove nel 1952, a 15 anni, esordì in gara. A Remuera la famiglia McLaren aveva il garage. Muriwai è una spiaggia con la sua comunità costiera, e Bruce ci fece il debutto agonistico in una cronoscalata al volante di un’Austin Ulster preparata in famiglia. Ci teneva così tanto da dare quel nome alla sua casa in Inghilterra. La vettura è stata conservata ed è esposta al McLaren Technology Centre. La carriera di Bruce fu brillante e breve. Vinse quattro Gran Premi di Formula 1 e nel 1966 la 24 Ore di Le Mans su Ford GT40, in equipaggio con Chris Amon.
Se McLaren usasse i due nomi per delle auto, sarebbe un cambio di rotta. Finora i modelli hanno avuto quasi sempre sigle alfanumeriche come 720S e 650S, con qualche eccezione come Artura, Senna e Speedtail. Se l’associazione con i nomi dei modelli è la più logica e immediata, non è però l’unica da valutare. Il nuovo logo, infatti, è accompagnato da una palette di tinte che richiamano la storia del marchio e che, secondo duPont Registry, ha ciascuna un’origine precisa. Il Papaya risale alla scelta di Bruce di rendere più riconoscibili le sue auto in pista, l’Ember richiama le tute dei piloti dell’epoca e il Midnight un blu usato nei primissimi anni. Colnbrook prende il nome dalla fabbrica dove Bruce iniziò a costruire auto, e tra le altre compare Muriwai, in riferimento alla spiaggia dell’esordio. Con questa logica, il nome potrebbe non riguardare una vettura ma una colorazione per i prossimi modelli.
FONTI: duPont Registry – CarBuzz
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.



