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Auto connesse e privacy: uno studio rivela quali dati finiscono a Google, Amazon e Meta


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1 ora fa - La ricerca ha analizzato 21 auto e 30 app.

Uno studio su 21 auto e 30 app ha rilevato che sette app hanno inviato nome, telaio o posizione a società esterne di pubblicità.
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Quando si collega l’auto a un’app, non sempre si sa che fine fanno i dati che passano da lì. E nelle auto moderne, sempre più connesse, potrebbe essere un interrogativo da porsi. Lo ha fatto uno studio dell’Università Northeastern, realizzato con Consumer Reports, che ha provato a misurare questo fenomeno analizzando 21 auto e 30 app ufficiali dei costruttori e seguendo il percorso delle informazioni in uscita.

Come è stato condotto lo studio

Le prove si sono svolte al centro di collaudo di Consumer Reports, in Connecticut, su modelli dal 2022 al 2025, in gran parte elettrici. Per isolare il traffico dati, alcune auto sono state messe dentro una tenda di Faraday, una struttura che blocca i segnali cellulari. I ricercatori hanno poi registrato tutto ciò che vetture e app inviavano all’esterno.

Cosa è emerso

Su 21 auto, 19 hanno contattato almeno un soggetto esterno via Wi-Fi, anche se in questo conteggio rientrano anche i fornitori di navigazione e i servizi di rete. Le vetture che hanno contattato domini pubblicitari, di tracciamento o di analisi sono invece 11. A inviare più dati sono state Tesla Model 3 e Cybertruck, Cadillac Lyriq, Lucid Air e Chevrolet Blazer. Nessun contatto di questo tipo per, tra le altre, Fiat 500e, Dodge Hornet e Mercedes EQS.

Sul fronte delle app, 28 su 30 hanno inviato dati ad almeno un’azienda esterna di pubblicità o di analisi e 7 hanno trasmesso informazioni identificative come il nome del proprietario, il numero di telaio o la posizione precisa. Tra i destinatari ci sono grandi aziende tecnologiche come Google, Amazon, Meta e Microsoft. «Che i consumatori ne siano consapevoli o no, le Big Tech sono dappertutto nelle auto che guidiamo», ha detto Nicole Zagson, coautrice dello studio.

Le risposte dei costruttori

Interpellati da Consumer Reports, diversi costruttori hanno spiegato che alcuni link nelle app aprono pagine web esterne, dove terze parti possono inserire pixel (piccoli frammenti di codice invisibili che segnalano a un’azienda che una pagina è stata visitata e con quali azioni) e cookie. General Motors, Honda, Nissan e Stellantis hanno aggiunto che alcuni destinatari non possono usare né vendere i dati ricevuti, ma per i ricercatori queste restrizioni non sono necessariamente efficaci. Honda, dopo aver visto i risultati, ha chiesto al fornitore Amplitude di cancellare i dati di posizione ricevuti e ha smesso di inviarli. Va precisato che i test sono stati fatti in Connecticut e lo studio non indica se i risultati valgano anche per le app vendute in Europa.

FONTI: Consumer Reports – Automatic Transmission

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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.

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