Il CEO di Hyundai Motor Company, José Muñoz, invita gli Stati Uniti a guardare all’Europa prima di decidere come gestire l’arrivo dei costruttori cinesi. In un’intervista a Reuters, il manager ha citato il mercato europeo (e soprattutto quello britannico) come esempio di ciò che potrebbe accadere anche oltreoceano in assenza di barriere adeguate all’ingresso dei marchi cinesi.
Muñoz ha richiamato l’attenzione sul vantaggio del prezzo delle auto cinesi e sulla loro crescente presenza sui mercati europei. Secondo il CEO di Hyundai, gli Stati Uniti potrebbero trovarsi davanti a uno scenario simile se non stabiliranno regole precise per l’ingresso dei costruttori cinesi. «Credo che potremmo aspettarci che cose simili accadano negli Stati Uniti, a livelli diversi, a meno che non vengano poste determinate condizioni», ha dichiarato nell’intervista rilasciata a San Jose, in California, il 18 settembre. La posizione di Muñoz non equivale però alla richiesta di chiudere il mercato americano alle auto cinesi. Il manager parla piuttosto di condizioni per consentire l’accesso, tra cui la possibilità di legare la presenza dei costruttori cinesi alla produzione e all’occupazione negli Stati Uniti.
L’esempio del Regno Unito
Muñoz ha citato dati precisi per sostenere la propria tesi. In Italia, Spagna e Francia, i veicoli cinesi costerebbero dal 30 al 40% in meno rispetto a modelli comparabili, nonostante i dazi europei in vigore. Il quadro più marcato, per Muñoz, riguarda però il Regno Unito, dove l’assenza di barriere avrebbe reso il mercato «come la Cina», con «tutti i best seller cinesi perché non ci sono ostacoli». I numeri del SMMT danno ai marchi cinesi oltre il 15% delle nuove immatricolazioni nel Paese: ad agosto 2026 BYD ha immatricolato 48.265 veicoli da gennaio, quasi il doppio dei 24.333 dello stesso periodo del 2025, con modelli come la BYD Dolphin Surf proposta a 18.675 sterline, circa 21.750 euro al cambio attuale.
La posizione sui dazi USA
Negli Stati Uniti, i veicoli elettrici cinesi sono già soggetti a un dazio del 100%, che di fatto li tiene oggi completamente fuori dal mercato americano, insieme a restrizioni su software per la connettività, batterie e minerali critici. Muñoz non chiede però di mantenere questo muro invalicabile. La sua posizione è che il mercato statunitense debba «imporre condizioni» ai costruttori cinesi per un accesso controllato, per esempio vincoli su produzione locale e occupazione americana, pur ammettendo che «l’impatto sul mercato ci sarà comunque». È una linea diversa da quella più protezionistica di altre voci nell’amministrazione statunitense, e coerente con gli interessi industriali di Hyundai, che sta intanto ampliando la propria capacità produttiva in Nord America di 500.000 unità entro il 2030.
Le parole di Muñoz si inseriscono in un dibattito già presente anche a Washington. Il presidente USA ha dichiarato a Fox News di essere favorevole all’arrivo negli Stati Uniti dei costruttori cinesi disposti a produrre localmente, a condizione che utilizzino lavoratori americani. Una posizione che va nella direzione di un accesso al mercato legato a precise condizioni, anche se da una prospettiva diversa da quella espressa dal CEO di Hyundai. Anche Ford guarda con attenzione a questo scenario. Secondo Reuters, lo scorso luglio l’amministratore delegato Jim Farley ha detto ai dipendenti che l’azienda si sta preparando a un possibile ingresso dei costruttori cinesi negli Stati Uniti nei prossimi 5-10 anni. Il tema, quindi, non riguarda soltanto Hyundai: anche altri grandi gruppi automobilistici stanno valutando come potrebbe cambiare il mercato americano con l’arrivo dei marchi cinesi.
FONTE: Reuters
Resta aggiornato
Scegli come vuoi seguirci: aggiornamenti in tempo reale su Telegram, oppure dai priorità a MotorBox nei risultati di Google.
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.



