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Honda DN-01

Honda DN-01

Linea futuristica e tecnica consolidata: la nuovo Honda è dotata di un efficace cambio automatico e di una ciclistica che riesce a divertire. Le manca solo un pizzico di praticità in più.
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Autore:
Michele Losito

COM'E' Chissà se in Giappone progettisti e designer Honda utilizzano i centri commerciali - e la multiforme umanità che li frequenta - come campo di test per la delibera dei loro nuovi veicoli. Se non lo facessero, dovrebbero pensarci seriamente, perché è bastato parcheggiare la nuova DN-01 davanti ad un Esselunga (non per altro, ma è il più vicino a casa) per creare una sorta di forum motociclistico improvvisato.

PRIMI PASSI La cosa più interessante è stato però scoprire quanto i miei intervistatori occasionali fossero già informati su una moto che solo ora comincia a muovere i primi passi per strada. Tanto che, in pratica, invece di essere io a far luce sulle caratteristiche di questo strano oggetto, è stato il piccolo capannello di persone cariche di borse della spesa a chiedermi solo conferma di cose che già conoscevano.

SHARK ATTACK Dal mio personale studio statistico, ottenuto mixando i commenti delle vittime della grande distribuzione organizzata e tutti quelli che mi hanno affiancato per strada, si deduce che la linea da squalo della DN-01 ha colpito nel segno. E mentre la linea bassa e allungata attira chi arriva dal mondo scooter, il frontale aggressivo e le proporzioni da cruiser non lasciano indifferenti chi di solito si sposta su una moto tradizionale, ma è valso anche il viceversa e tutte le gradazioni intermedie.

SCELTA ORIGINALE Tutti, indistintamente, sanno però che le plastiche gonfie e ricurve della DN-01 nascondono un cambio automatico. Honda in questo caso ha voluto seguire una strada diversa da quanto già proposto da altri e ha scelto una soluzione tecnica capace di riunire le qualità di un cambio a variatore con la funzionalità sequenziale a sei marce. Essendo però un cambio di tipo idraulico, a gestione elettronica, può vantare un funzionamento più preciso, oltre che meno esigente in termini di potenza assorbita  - e quindi di consumi di carburante - rispetto a soluzioni concorrenti.

DUE CILINDRI CONOSCIUTI Curiosamente, le caratteristiche del motore sembrano interessare meno chi si avvicina alla DN-01. Forse anche perché, una volta appurato che i cavalli a disposizione sono più o meno quelli della rinnovata Transalp (61,2 a 7.500 giri, contro i 60 netti della enduro)  poco altro c'è da dire sull'affidabile bicilindrico a V di 52° e 680cc (è lo stesso della Honda Deauville). Raffreddato a liquido e dotato di un sofisticato sistema contro le emissioni, ha l'iniezione elettronica PGM-FI e un catalizzatore con 300 celle, in cui i gas nocivi vengono trasformati in aria di montagna, o quasi...

CICLISTICA TRADIZIONALE Il poco interesse suscitato dalla tecnica della DN-01 è forse dovuto al fatto che di soluzioni innovative - cambio a parte, anche se si tratta di una soluzione degli anni 50 - non ce n'è un granché.Il telaio è infatti una iper-collaudata doppia culla, mentre le sospensioni sfruttano elementi tradizionali e la trasmissione finale è di tipo a cardano, privo di manutenzione periodica.

PANCIA A TERRA L'unica particolarità degna di nota è la disposizione del serbatoio, suddiviso in due parti, di cui una sotto il filtro dell'aria e un'altra sotto la sella del conducente, per una capienza totale di 15,1 litri e un baricentro praticamente rasoterra. Anche la porzione di sella del conducente è a soli 690mm dal suolo, mentre l'interasse di 1.605mm potrebbe far supporre che l'indole di questo pescione sia più vicina alla variante "squalo balena", piuttosto che al personaggio principale del film di Steven Spielberg.

STILE IN MOTO La DN-01 aspira quindi con decisione al ruolo di moto "stilosa" per eccellenza, mostrandolo in tanti particolari, come i fari antropomorfi anteriori, quelli a LED posteriori e la completa strumentazione digitale, elementi capaci di rendere ancora più fascinosa la vista della moto al crepuscolo. Pochi tocchi di cromo richiamano invece la sua appartenenza al settore delle Cruiser, sebbene in questo caso il riferimento stilistico non sia certo l'America della Route 66, ma semmai le atmosfere inquietanti di Alien vs Predator.

SA MORDERE Questo perché l'aggressività non manca alla DN-01, che nonostante i 28° di inclinazione cannotto e i 270 kg dichiarati in ordine di marcia, può contare su una gommatura da sportiva (rispettivamente 130/70 e 190/50 davanti e dietro) e su sospensioni forse poco raffinate, ma non così basiche come quelle che spesso equipaggiano le cruiser più da parata. L'escursione non è male - 106 mm davanti e 120 mm dietro - e il mono posteriore può anche essere regolato su sette posizioni in precarico. Insomma, non saranno i tre ordini di denti del più cattivo predatore marino, ma c'è comunque di che divertirsi.

NON VA IN BIANCO La definizione ufficiale di "power cruiser" non va quindi stretta alla Honda, che può essere la moto giusta sia per chi arriva da uno scooterone e non ne vuole sapere del cambio anche passando ad una moto vera, sia per chi è alla ricerca di un mezzo dal comfort vicino a quello della pantofola preferita e dalla linea assolutamente originale. Queste persone dovranno solo essere disposte a sborsare 10.900 euro (prima dell'immatricolazione, ma l'ABS-CBS è di serie) e scegliere il colore tra due molto simili: nero o un amaranto/violaceo, che fa un po' rimpiangere il bianco delle moto viste al salone di Tokyo della scorsa stagione...


COME VA Come tutte le cruiser che si rispettino, la posizione di guida della DN-01 impone al pilota una postura leggermente a "C", con braccia e gambe allungate verso i comandi al manubrio e le pedane e la schiena eretta o lievemente arcuata, in base alla lunghezza degli arti di chi guida. Sulla Honda però l'ergonomia è meno estrema e in sella si sta piuttosto comodi, grazie alla seduta molto larga e imbottita e alle pedane leggermente rivolte verso l'alto, a favore della piega delle caviglie.

NON CARICA Nonostante l'estetica avveniristica, la chiave è dove si immagina che debba essere e non ci sono sistemi "keyless" già visti sulla concorrenza. L'enorme sella non nasconde alcun vano portaoggetti - se si esclude l'alloggiamento per il lucchetto a U - e questa è forse la più grave delle mancanze nei confronti di veicoli dalle caratteristiche confrontabili (tipo Aprilia Mana o gli scooter di grossa cilindrata)

PONTE DI COMANDO Dal manubrio si comanda tutto. Sul blocchetto di destra c'è il tasto per inserire la folle o mettere in drive mentre, nella posizione in cui dal lato opposto solitamente si trova il comando del lampeggio, c'è il commutatore con cui scegliere la logica automatica o manuale del cambio. Sul blocchetto sinistro, un grosso tasto permette di selezionare la logica sport in modalità automatica o le sei marce quando si usa il cambio in sequenziale.

DIAMOCI DEL TU Prendere dimestichezza con il funzionamento della trasmissione automatica è questione di un attimo, così come appare semplice entrare in confidenza con la guida questo bestione basso e acquattato. Nelle manovre a passo d'uomo lo sterzo non è leggerissimo, a causa delle misure molto aperte dell'avantreno, ma basta prendere un minimo di velocità per trovarsi tra le mani un "timone" solido e accondiscendente come su poche altre moto d'impostazione simile.

ALKA SELTZER La ruota anteriore sembra a chilometri di distanza, ma non ci sono ritardi tra l'azione sul manubrio e la risposta dell'avantreno, che presto invita a tenere uno stile di guida poco abbottonato, senza mostrare mai segni di insofferenza. La forcella è soffice, ma non si perde mai d'animo, anche quando tutto il peso della moto le arriva addosso. L'escursione disponibile non è molta in assoluto, ma la progressione di molle e idraulica digerisce senza fiatare ogni bruttura dell'asfalto.

DRITTA COME UN FUSO Lo stesso accade dietro, dove alle terga di conducente e passeggero non arrivano mai colpi fastidiosi. La precisione di guida difficilmente viene messa in crisi da ondeggiamenti e, se non fosse per la posizione di guida poco adatta per contrastare la spinta del vento, la DN-01 fila dritta come un fuso fino alla velocità massima.

PIEGA IL GIUSTO Le pedane da cruiser garantiscono una adeguata luce a terra per la categoria, ma non mancano di far conoscenza con l'asfalto se si esagera con il ritmo. Questo nonostante l'appoggio del panciuto pneumatico posteriore offra altri gradi d'inclinazione utile e la spinta del motore invogli a tenere aperto. Le prestazioni non cambiano di molto in automatico con logica sportiva piuttosto che in modalità sequenziale, ma il bicilindrico da poco più di 60 cavalli, non sfigura comunque.

GUIDA SPENSIERATA La trasmissione riesce infatti a tenerlo sempre nella zona di migliore erogazione e a far muovere la DN-01 con apprezzabile rapidità e in assoluta souplesse, nonostante la cavalleria limitata e il peso non indifferente. Nella guida di tutti i giorni la convivenza con la DN-01 è quindi piacevolmente spensierata e solo quando si sguscia nel traffico la larghezza degli specchietti può creare qualche problema. In compenso, andando fuori porta è la protezione aerodinamica a venir meno. Cosa che non accede mai invece all'equilibrio della ciclistica.

NON RADDRIZZA Da applausi è anche il comportamento in frenata, ottenuto grazie alla terna di dischi e a un ABS molto preciso e puntuale. Il baricentro molto basso limita gli spostamenti di carico quando ci si attacca ai freni, mentre la frenata combinata è efficace sia sul dritto sia in curva, dato che una valvola ritardante permette di correggere la traiettoria "pelando" sul comando a pedale, senza che vengano chiamati in causa i dischi anteriori e limitando il fenomeno dell'auto-raddrizzamento.

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