Autore:
Alfredo Verdicchio

LA MOTO DI ZORRO Il suo vestito è nero come la pece e ha una "Z" stampata sul "petto" muscoloso. Ma chi è… Zorro? La risposta è un "no" scontato visto che siamo su di un sito di motori, ma vi assicuro che se l’eroe mascherato rispuntasse fuori oggi, di certo la fantomatica "Z" sarebbe il destriero con cui sbaragliare il sergente Garcia di turno.

IL MITO VACILLA E come potergli dare torto, un "cavallo" di razza come la

naked Kawasaki settemmezzo non nasce tutti i giorni. Il "calabrone" insegna: da quando si è fatto vivo cinque anni fa nessuno lo ha mai impensierito, lì bello comodo sull’Olimpo delle classifiche di vendita moto.
Ma adesso basta, il tempo della pacchia pare proprio finito anche per sua signoria Hornet 600, visto che qualcuno, finalmente, si è deciso di darle del filo da torcere in un segmento ancora tutto da scoprire come quello delle naked di media cilindrata e dal prezzo "facile".

MEGLIO TARDI CHE MAI Dati alla mano la settemmezzo di Akashi si sta guadagnando giorno dopo giorno una fetta sempre più sostanziosa di estimatori, motociclisti che da tempo aspettavano una "verdona" vera, tosta, bella, divertente, con quel caratterino tutto pepe tipico delle moto di Akashi, ma non per forza una supersportiva, come le Z di una volta.

NON SOLO KAWASAKISTI Con la serie Z, Kawa è andata oltre, ha

lavorato sull’estetica - cattiva - sulle prestazioni - esagerate - e sul prezzo da paura (€ 7.290 f.c., ma dal concessionario si strappa anche qualcosa meno), andando a stuzzicare chi le Kawasaki non le ha mai prese in considerazione. Insomma, la Z 750 sta facendo il "botto" e la Hornet 600 inizia a sentire il fiato sul collo.

IL NERO TIRA Peccato solo per i colori non proprio "intonati" come quelli scelti per la sorellona Z 1000. Nero, Rosso e Blu le tre opzioni e indovinate quale dei tre si fa ormai fatica a trovare dai concessionari? Quella di Zorro ovviamente: della "Z" nera nemmeno l’ombra. Sta diventando una rarità. Ma c’era da aspettarselo, col nero non si sbaglia, snellisce, s’intona con tutto e va sempre di moda. Un po' meno il rosso, che comunque ha una sua dignità "racing", ma il blu, quello è un po' troppo plasticoso e fa fatica a piacere. Una "svista" cui Kawasaki potrebbe porre rimedio sostituendolo in futuro con un grigio d’ordinanza, un vero classico che non dispiace mai.

LO DICEVA IL CORDA Comunque, poco importa. Sbagliando si impara e

speriamo che il 2004 porti consiglio in quel di Akashi. Per ora quel che conta è che la moto si faccia guidare. E vi assicuro che lo fa. Proprio come mi diceva (e vi scriveva) il Cordara: "va che va meglio della mille; adesso non mi credi e fai lo scemo, ma quando la proverai mi darai ragione".

LA MEGLIO Senza nulla togliere alla Hornet 600, adesso come adesso la Z 750 è probabilmente la miglior naked in circolazione.

Sali in sella e ti trovi subito come a casa: il manubrio è lì, vicino al corpo non troppo caricato in avanti, e le pedane sono alte il giusto e ben distanziate dalla sella. Una posizione perfetta per girarci tutti i giorni senza accumulare stanchezza e dolorini su spalle e polsi.

PASSEGGERO OPTIONAL La sella, poi, è un po’ dura, da sportiva, ma non dà

"noie" al "dedré" nemmeno sul pavé cittadino, grazie anche a sospensioni ben tarate, che filtrano tutto senza troppi problemi. Si soffre un po’ di più da passeggeri, la sella è in alto, non ci sono maniglie cui aggrapparsi tranne la cinghia da cowboy, e le pedane sono leggermente alte, in puro stile sportivo. Nulla di insopportabile, chi gira quotidianamente a "zaino" sulle mille sportive, quì si troverà come a casa sua. Comunque buttandola sul pratico una maniglia (o la bella coppia delle precedenti ZX-R) non avrebbe certo guastato. Ma chi si compra una "Z" queste cose le conosce già, sono delle naked dal carattere sportivo, azzarderei quasi da "single".

GEMELLE... Le due sorelle Z sono identiche nelle dimensioni e negli ingombri ma, come la mille, anche la settemmezzo in marcia soffre di un fastidioso sibilo in sottofondo, dovuto probabilmente alla pompa dell’iniezione: un sibilo che non sparisce dando il gas, ma che dopo un paio di metri si dimentica rapiti dalla facilità di guida della Z 750.

... DIVERSE E' ancora più maneggevole della sorellona

per via del 180-55 posteriore. Un solo pollice di differenza (la Z 1000 monta il 190) in cambio di tanta maneggevolezza in più nel traffico e di agilità e rapidità nei cambi di direzione e scesa in piega: quasi un’altra moto, la settemmezzo è come, se non meglio, della mille.

KAWASAKI VERA Si va forte con grande facilità anche perché il quattro cilindri, con una semplice tirata di cinghia all’alesaggio, ha guadagnato rispetto alla 1000 un bel tiro. E' pronto e corposo ai bassi e medi regimi: a 2500 giri si sente già il motore che risponde bene, fluido e progressivo nel prendere i giri. Sale rapido, per poi esplodere sopra i 7000, dove si avverte la spinta adrenalinica da sportiva vera, degna del nome Kawasaki.

CORPO SANO La ciclistica, anche se meno "sofisticata" (la forcella ha gli steli più piccoli e prive di regolazioni, ma il mono è regolabile nel precarico

molla e nel ritorno) è sana ed efficace, come quasi nessuna sua concorrente (tranne la Suzuki SV 650, le altre non hanno la sospensione posteriore progressiva).

FORTE IL GIUSTO Forse ci vorrebbe un pizzico in più di sostegno da parte della forcella (che comunque è meglio di quel che offre certa concorrenza): quando si arriva forte in curva, davanti affonda un po’, mentre nel veloce, dietro il mono "balla" leggermente. Ma queste sono sottigliezze che si notano solo se si va forte e si sta lì, tesi a beccare il pelo nell'uovo, perché la Z 750 non trasmette mai incertezze, sicura sull’appoggio delle sue Bridgestone, precisa e sincera nel pennellare le traiettorie scelte.

BELLO, MA LARGO Il serbatoio invece è abbondante nella zona degli svasi, le gambe stanno così un po’ larghe, cosa che non disturba affatto nell’uso quotidiano della Z, ma solo quando il ritmo si alza, perché non lo si riesce a stringere per bene.

PERFETTIBILE A proposito del cambio, questo ci è sembrato migliore quel tanto che basta di quello della mille, più preciso e resistente, anche se non è certo da riferimento: si fatica nel trovare la "folle" e se lo si usa spesso, tende ad indurirsi, ma senza mai perdere nulla in precisione.

MORDE MENO La frenata nel complesso è buona, non è possente come sulla Z 1000, ma è più morbida nella morsa iniziale, un toccasana per chi non ha grossa esperienza con la moto e perfetta per quando si gira in città. Se si deve staccare forte bisogna spremere per bene la leva, comunque la coppia di dischi da 300 mm fa bene il loro lavoro. Il comando, poi, è ben modulabile, una qualità che non va mai sottovalutata, che quando si va forte è quasi meglio della presa "tutto e subito".

MEGLIO DELLA MILLE? Ebbene sì, non me ne voglia la Kawasaki, ma questa Z 750 è bella uguale (anzi per alcuni anche di più) ed ha un motore ancora più godibile: in città si scappa con un filo di gas,

tra le curve ci si dimentica del cambio e si può tranquillamente passeggiare in coppia sul lungo lago a 2500-3000 giri senza che il motore "scalci" o si debba scalare per non sentirlo "soffocare", quando si tira, poi, è davvero divertente. E poi, SV 650 a parte, costa meno di tutta la concorrenza. E non è poco.

 

In questo servizio:Casco: Dainese AirstreamGiacca: Dainese G Trax Guanti: Dainese Firebrand

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