Diciamocelo: tutti, almeno una volta, abbiamo pensato di mettere in piedi qualche esperimento potenzialmente distruttivo giusto per vedere che effetto fa. Poi, di solito, arriva il buon senso.
Ma Drake Anthony, meglio conosciuto sul web come styropyro, non è uno che si accontenta: ha preso 400 batterie al piombo e le ha collegate insieme. Il risultato? Una sorta di ''fulmine in scatola'' capace di polverizzare quasi tutto ciò che incontra.
Una ''centrale elettrica'' da 12 tonnellate
Prima di passare alla distruzione, parliamo dei numeri, perché sono roba da capogiro. Questo scherzetto pesa oltre 12 tonnellate e scarica una corrente mostruosa attraverso un sistema di interruttori e piastre di rame progettato su misura (parliamo di mezza tonnellata solo di rame!).
Perché proprio le batterie al piombo? Semplice: sono facili da reperire e relativamente poco costose, oltre a creare meno problemi di quelle al litio in caso di incendio. Inoltre sono capaci di erogare picchi di corrente elevati per periodi prolungati.
Il problema è che un flusso del genere genera campi magnetici così forti che persino la disposizione dei cavi deve essere millimetrica, altrimenti il sistema rischierebbe di autodistruggersi per le forze in gioco.
La molla delle sospensioni vs 8.000 Ampere
Il video (che trovi qui sopra) mostra che cosa succede a una serie di oggetti utilizzati per chiudere il circuito. Il momento clou riguarda un oggetto che conosciamo bene: una molla d'acciaio delle sospensioni. Un pezzo di ferro progettato per sorreggere il peso di un'auto e incassare buche per anni.
Ebbene, collegata a questo mostruoso esercito di batterie, la molla affronta una sfida per cui non è stata progettata. Investita da una corrente di 8.000 Ampere si scalda fino a diventare arancione acceso e poi bianca.
Di fatto si comporta come una resistenza gigante: il calore aumenta e, alla fine, la molla si scioglie come l'anello di Sauron gettato da Gollum nel cratere del Monte Fato.
Non provarci nel garage di papà
Guardare il video è un'esperienza catartica e, a modo suo, educativa. Anthony è un esperto che sa dove mettere le mani (e come non rimetterci le penne), ma vedere il pezzo d'acciaio di una sospensione che prende fuoco da solo ci ricorda che la fisica, quando decide di fare sul serio, non guarda in faccia nessuno.
E forse anche inscenare l'esperimento in un bosco, con il rischio di scatenare un incendio, non è stata un'idea geniale. Per fortuna è andato tutto bene.



