San Francisco si aspettava fumo e spettacolo. Ha avuto anche le fiamme. Protagonista involontario del fuori programma è stato Yuki Tsunoda, al volante della storica Red Bull RB7, la stessa monoposto che nel 2011 portò Sebastian Vettel al titolo mondiale. Solo che stavolta, al Red Bull Showrun di Marina Boulevard, la RB7 ha deciso di attirare l’attenzione in modo decisamente più… incendiario.
Il copione sembrava scritto: monoposto e mezzi Red Bull a sfrecciare sul lungomare, donuts a volontà per scaldare la folla e smartphone puntati, nell’evento celebrativo della partnership Red Bull Racing–Ford Motor Company.
Tsunoda, sostituito daIsack Hadjarquale titolare, ma rimasto in forza al team come collaudatore e pilota di riserva, non si è fatto pregare e ha iniziato a disegnare cerchi di fumo con la RB7, tra applausi e boati. Finché, all’improvviso, l’atmosfera è cambiata.

Dopo l’ennesima piroetta, la vettura si ferma. Dal cofano motore spuntano le fiamme. Nei video, diventati virali in pochi minuti, si vede il pubblico agitarsi e urlare per avvertire il pilota. Tsunoda resta freddo, scende dall’abitacolo con calma olimpica e lascia spazio ai commissari, che domano rapidamente l’incendio.
Nessun ferito, nessun vero allarme: lo show riparte quasi subito, tanto che nello stesso incrocio, pochi istanti dopo, una moto riprende a fare burn-out come se nulla fosse. A San Francisco, per una volta, la Formula 1 non ha solo dato spettacolo. Ha letteralmente acceso la serata.



