Nel panorama delle supercar d’inizio anni ’90 la Vector W8 rimane una delle storie più affascinanti e controverse.
La Vector W8 e la leggenda di André Agassi
La W8, progettata dalla Vector Aeromotive Corporation, era destinata a sfidare le supercar europee più blasonate con soluzioni tecniche di derivazione aerospaziale e un design da fantascienza (guarda un'altra supercar con motore americano).
Provata e raccontata in numerose pubblicazioni dell’epoca, divenne famosa anche per avere convinto quello che sarebbe diventato un cliente d’eccezione: André Agassi, vincitore di otto tornei del Grande Slam e numero uno del ranking mondiale per un totale di 101 settimane. Giusto per inquadrare la caratura del personaggio.

Un acquisto impulsivo
Agassi scelse una W8 nel 1991, volendo riceverla immediatamente nonostante il costruttore avesse chiarito che la vettura non era ancora completata e calibrata per l’uso su strada.
Nonostante ciò, Vector gli consegnò l’esemplare numero 5 con la raccomandazione di non guidarlo al massimo delle sue potenzialità fino alla fine della messa a punto.
L'azienda non aveva ancora ricevuto l'autorizzazione alla vendita del modello, il che significava che non era omologato per la circolazione su strada. Tuttavia, il tennista ignorò l’avviso.

Avventura ''bollente'' ma a lieto fine
Durante un bel giro sulle highway americane, il sistema di scarico si surriscaldò e il calore raggiunse la moquette posteriore, danneggiandola e causando fumo intenso nell’abitacolo.
Agassi temette seri rischi di incendio e decise insieme al fratello di restituire l’auto, pretendendo un rimborso completo dal costruttore. La vicenda generò una forte pubblicità negativa per Vector, contribuendo alla reputazione problematica del costruttore.Tuttavia, la Vector Aromotive Corporation risolse i problemi che l'auto presentava e alla fine la vendette a un altro cliente.

Caratteristiche tecniche da primato
La mente dietro la Vector W8 è la stessa del fondatore e capo progettista dell'azienda, Jerry Wiegert, ingegnere automobilistico e imprenditore con una passione sia per le automobili che per l'aeronautica. La Vector W8 nasceva dalla visione del prototipo Vector W2 che a sua volta si ispirava all'Alfa Romeo Carabo, nata dalle mani del guru del design Marcello Gandini. L'abitacolo della W8 era ispirato all'aviazione, con mille pulsanti installati su un cruscotto verticale.
L’americana si distingueva anche per un telaio monoscocca in alluminio e una carrozzeria in fibra di carbonio e Kevlar.
Sotto il cofano c’era un V8 biturbo da 6,0 litricon monoblocco in alluminio di derivazione Rodeck, che erogava 634 cavalli e 890 Nm di coppia. Un cambio automatico a tre velocità trasmetteva la potenza alle ruote posteriori. La supercar americana poteva accelerare da 0 a 97 km/h in 3,9 secondi e raggiungere una velocità massima di 351 km/h.

Impatto industriale e fine della produzione
Nonostante le prestazioni e la rarità (solo 17 esemplari venduti a clienti tra il 1989 e il 1993), la W8 non riuscì a garantire redditività all’azienda. Il prezzo di listino si impennò da 150.000 dollari fino a circa 450.000 dollari, ma i costi di produzione superavano tale cifra.
Jerry Wiegert stava già lavorando al modello di seconda generazione, che non entrò mai in produzione. L'ultima W8 uscì dalla catena di montaggio nel 1993, in seguito a un'acquisizione da parte dell'azionista principale, l'azienda indonesiana Megatech, che all'epoca aveva acquistato anche Lamborghini.
La società prese anche il prototipo Vector di seconda generazione e lo cedette a Lamborghini durante lo sviluppo della Diablo. Wiegert fece causa a Megatech e ottenne la restituzione dei diritti d'autore sul design e delle attrezzature di produzione, ma non aveva più un'azienda in grado di costruire automobili.L’episodio con Agassi, insieme alle difficoltà tecniche e finanziarie, chiusero definitivamente la storia della Victor, relegando la W8 a un costoso flop industriale.





