Guida autonoma

Uber vuole portare i robotaxi a Monaco con l'AI di Autobrains


Avatar di Daniele Di Geronimo,

45 minuti fa - Un'AI che non usa un modello unico ma agenti specializzati.

Uber annuncia il lancio di un nuovo servizio robotaxi a Monaco di Baviera insieme ad Autobrains e Nvidia. Al centro del progetto c’è una innovativa intelligenza artificiale

Che Uber stia costruendo in Europa la propria rete di taxi senza conducente non è più una notizia. Lo è però il modo in cui lo sta facendo. Oltre ad aggiungere città alla sua espansione nel Vecchio Continente, Uber ha adottato una strategia che prevede la collaborazione con diverse realtà e differenti tecnologie. A conferma di questa direzione c’è anche il recente annuncio che arriva dalla GPU Technology Conference che Nvidia ha tenuto a Taipei, l’evento che ogni anno il colosso statunitense dedica all'intelligenza artificiale, alla grafica e al calcolo accelerato. Ed è proprio l’IA a essere al centro dei robotaxi che Uber porterà a Monaco di Baviera.

Uber, Autobrains e Nvidia

Al GTC di Nvidia è stata annunciata una nuova alleanza a tre che vede la collaborazione di Uber, Autobrains e, appunto, Nvidia. Obiettivo di questa collaborazione è l’avvio di un servizio di robotaxi a Monaco di Baviera. Ma non un servizio di robotaxi qualsiasi.

Il servizio, infatti, prevede un approccio che va in una direzione diversa da quella vista fino a oggi. La maggior parte dei sistemi, infatti, si affida a un unico modello di intelligenza artificiale end-to-end che gestisce l'intera sequenza di guida. Autobrains fa il contrario. Decompone il compito in una serie di agenti specializzati (gli agenti AI che saranno sempre più rilevanti) ognuno focalizzato su un contesto di guida o una dimensione decisionale specifica. Non un cervello unico, ma una sorta di squadra coordinata che valuta il contesto in tempo reale, ragiona su più possibili azioni e seleziona la risposta ottimale.

Perché questa decisione? Perché permette di avere risposte più affidabili in ambienti imprevedibili, con il vantaggio di funzionare con i sensori già presenti sui veicoli di serie e su veicoli di costruttori diversi. Quindi senza hardware proprietario costoso.

La dimensione tecnologica

L’innovazione sono gli agenti AI, ma la base tecnologica è la piattaforma DRIVE Hyperion di NVIDIA, già adottata da BYD, Geely, Nissan e altri costruttori. Combina il computer DRIVE AGX, l'architettura di sicurezza Nvidia Halos e una suite di sensori multimodali progettata per l'autonomia completa senza intervento umano.

La scelta di Monaco di Baviera

Monaco non è, ovviamente, una scelta casuale. Le sue strade trafficate, le arterie ad alta velocità e il quadro normativo tedesco (considerato tra i più strutturati d'Europa) ne fanno uno dei contesti urbani più esigenti per qualunque sistema di guida autonoma. Per Autobrains, startup israeliana con oltre 300 brevetti nel settore, questa complessità è esattamente il banco di prova migliore.

La struttura del programma è definita OEM-agnostic: qualsiasi costruttore può contribuire con la propria piattaforma veicolare senza adottare soluzioni esclusive. Per le case automobilistiche è un punto d'ingresso nel mercato del ride-hailing autonomo; per Uber, la possibilità di costruire una flotta senza dipendere da un unico partner industriale.

«La guida autonoma non può scalare affidandosi a un singolo modello per ogni scenario di guida», ha dichiarato Igal Raichelgauz, fondatore e CEO di Autobrains. «Servono sistemi capaci di ragionare, adattarsi e decidere in condizioni di incertezza. Con Uber e Nvidia portiamo questo approccio nel ride-hailing autonomo.»

VEDI ANCHE




Pubblicato da Daniele Di Geronimo, 01/06/2026
Tags
Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.

Gli articoli di Daniele

Vedi anche