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Stellantis, sale (+28,3%) la produzione in Italia. Ma Cassino lavora 5-6 giorni al mese. Il report FIM-CISL


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29 minuti fa - Mirafiori +151%, Melfi +77%, ma la stima 2026 scende a 450mila.

Nove mesi a 340.745 veicoli, ma la stima 2026 scende da 500 a 450mila: Pomigliano fa metà delle auto, Cassino frena.
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A primavera, riportando i dati del primo trimestre, avevamo raccontato che la produzione di Stellantis in Italia era tornata a crescere del 9,5%, con una stima per quest’anno di circa 500mila veicoli. Il nuovo rapporto della FIM-CISL conferma sì la ripresa, ma ridimensiona quel numero. Nei primi nove mesi del 2026 gli stabilimenti italiani del gruppo hanno prodotto 340.745 veicoli, il 28,3% in più dei 265.490 dello stesso periodo del 2025 (quello che il sindacato definisce «anno nero»). Le auto sono 206.945 (+36,7%), i veicoli commerciali 133.800 (+17,3%). Nelle auto, però, non si è tornati ai volumi del 2024. Per fine anno il rapporto indica circa 450mila veicoli, con le auto sopra le 250mila contro le oltre 300mila stimate in primavera: un dato «meno positivo rispetto alle previsioni», che il sindacato attribuisce ai fermi per mancanza di materiali e ai minori ordini della 500.

I numeri di Pomigliano, Mirafiori, Melfi, Modena e Atessa

Il dato più curioso è la concentrazione.

Pomigliano d’Arco da solo ha costruito 103.500 vetture, cioè la metà di tutte le auto prodotte in Italia. Nello specifico si tratta di 92.000 Panda e 11.500 Alfa Romeo Tonale, mentre la Dodge Hornet per il Nord America resta ferma. La programmazione prevede 405 Panda e 205 Tonale per turno. La Panda resta in produzione almeno fino al 2030, con una nuova versione ibrida. La piattaforma e-Car, attesa entro il 2028, porterà tre nuove elettriche piccole, da produrre in Europa. La FIM-CISL ne chiede l’anticipo: i volumi della Tonale calano di continuo e questo fa crescere il ricorso agli ammortizzatori sociali. Nuovi modelli prima, sostiene il sindacato, servirebbero a dare lavoro pieno al personale dello stabilimento, a ridurre gradualmente quegli ammortizzatori e a garantire prospettive industriali e occupazionali stabili.

A Mirafiori sono uscite 46.323 vetture contro le 18.450 del 2025 (+151,1%), tutte Fiat 500 elettriche e ibride. Il sindacato stima circa 60mila unità nel 2026 contro le circa 100mila indicate dal gruppo: «è evidente che il target di Stellantis per il 2026 non sarà raggiunto». Per questo chiede un secondo modello, perché «lo stabilimento torinese non può sostenersi basandosi su un unico modello, la 500». Nel 2027 è prevista una 500 elettrica con batterie Stellantis, nel 2030 la nuova generazione della 500e.

Melfi ha chiuso a 47.580 unità (+77,2%), grazie soprattutto alla Jeep Compass elettrica e ibrida. Eppure, nei primi nove mesi del 2019, superava le 201mila vetture. Nel secondo semestre arrivano la DS7 e, a seguire, la Lancia Gamma, mentre un nuovo SUV Alfa Romeo è atteso entro il 2028.

Modena passa da 75 a 645 unità con il trasferimento di Maserati GranTurismo e GranCabrio, ora circa il 90% dei volumi. Il gruppo ha annunciato il «Progetto Alta Gamma» con la Motor Valley e il piano Maserati è atteso a dicembre.

Atessa, con 133.800 veicoli commerciali (+17,3% sui 114.060 del 2025), pesa per il 39,3% della produzione italiana. Dal 2027 produrrà la nuova generazione di veicoli commerciali di grandi dimensioni, con oltre 1 miliardo di euro di investimenti in cinque anni.

La situazione di Cassino

Cassino è l’unica fabbrica di auto in calo. Nei nove mesi ha costruito 8.897 vetture (-37,1%): 5.227 tra Alfa Romeo Giulia e Stelvio, 3.670 Maserati Grecale. Il 2025 si era chiuso sotto le 20mila e la stima per quest’anno è attorno alle 12mila. L’attività si è ridotta a poco più di 5-6 giornate lavorative al mese.

Stellantis ha confermato che le attuali Giulia e Stelvio resteranno in produzione per tutto il 2027 con una serie speciale e che dal 2027 arriverà la nuova Grecale. Resta senza risposta il futuro delle due Maserati di segmento E e delle Alfa Romeo di segmento D, per cui sono in corso interlocuzioni con possibili partner. Le decisioni sono rinviate a fine anno. Il sindacato ricorda che tra l’annuncio di un progetto e l’avvio possono passare da 18 a 24 mesi. «Non è più possibile rinviare le scelte necessarie per garantire un futuro allo stabilimento», ha dichiarato il segretario generale Ferdinando Uliano.

Il piano industriale di Stellantis, nelle parole della FIM-CISL, segna «un cambio di passo rispetto alla gestione dell’epoca Tavares». Gli impegni per l’Italia sono quattro: nessuno stabilimento chiuso, una saturazione degli impianti portata all’80%, 5 miliardi di euro in ricerca e sviluppo tra il 2026 e il 2030 e circa 300 assunzioni di ingegneri nel biennio 2025-2026. Restano però diversi nodi da sciogliere, a cominciare dalle garanzie occupazionali e dal futuro di Cassino, a cui si aggiungono la situazione di Termoli e la necessità di rafforzare le produzioni di Mirafiori.

Motori e batterie

A Termoli la Gigafactory di batterie è stata cancellata. Lo stabilimento punta ora sul nuovo cambio e-DCT, con una produzione prevista di circa 300mila unità, e sul motore a benzina GSE (1.0 e 1.5) adeguato a Euro 7, che il sindacato giudica utile ma non risolutivo. Dal primo semestre 2027 il motore GME sarà prodotto solo in America. Pratola Serra, che oggi costruisce il diesel 2.2 Euro 6.4 per i veicoli commerciali, dal 2029 produrrà un nuovo ibrido-diesel destinato a tutti i commerciali del gruppo.

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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.

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